scrivere e sperare

Col blog tutti scrivono e riempiono intere schermate di parole. Sembra che la gente non aspettasse altro che un mezzo per poter dire al mondo tutto quello che le ribolliva tra l’amore e il cranio. Solo che così si rimanda l’inevitabile confronto che prima o poi arriva: dobbiamo sbattere contro il cuore pulsante dello stesso atto vivo, vero e vitale della scrittura.

Stefano Benni ha immortalato questa frenesia scriptoria nel suo Achille Piè Veloce, il suo Ulisse è bersagliato dagli scrittodattili, i manoscritti di tutti gli Aspiranti Scrittori. Tutta la redazione di BombaSicilia è formata da macchiafogli che hanno a che fare quotidianamente con la chimera della Scrittura. E, se ci state leggendo, se ancora meglio ci avete stampato e portato in giro nel vostro mondo, anche a voi interessa.

Le parole possono scagliarci sul fondo dell’abisso o farci volare oltre le antenne e gli aquiloni. Personalmente corteggio la speranza e, da pochissimo, ho smesso di fare quello che sembra andare per la maggiore: la gente, prima ancora di scrivere davvero, di mettersi davanti allo schermo troppo bianco e confrontarsi col cursore che lampeggia maligno, ha già costruito la sua riflessione sulla scrittura, sembra che mettere le parole in fila sia solo un pretesto per poi parlarne, per poi cercare di capire perché l’uomo continua a scavare nei ricordi suoi e di quelli che ci hanno preceduto per poi ricavarne qualcosa da far leggere.

È una questione assillante, una serie di domande da snidare per poi cercare di raddrizzare tutti i punti interrogativi in altrettanti punti esclamativi. Far diventare ciascuna domanda un’altrettanta perentoria affermazione.

Molti blog si stanno estinguendo, non ce la fanno a garantire un impegno quotidiano, la preoccupazione che agguantò i Professionisti della Carta Stampata s’è volatilizzata dopo nemmeno due anni, sono rimasti solo quelli che credono davvero che sfidare la chimera dello Scrivere aiuti a capire meglio questa vita, che magari la parola scritta ci restituisca tutto il senso di un’esistenza. Che una lettera meditata, anzi, un baule piene di lettere da far scivolare ai piedi della donna che aspettavamo da una vita sia così forte da cambiare il nostro destino. Che ci faccia capire perché domani ci sarà di nuovo il sole. Per molti la scrittura diventa una salvezza, serve a scuotere le coscienze, a inchiodare sulla carta pensieri abbastanza buoni da tenerci compagnia per un’intera notte. Perfino un essemmesse azzeccato può farci ritrovare dopo che tutto sembrava perduto.

Qui indaghiamo proprio sul senso di meraviglia che continuano a darci sillabe e parole che costellano un mondo che resta di carta, carta che può bruciare come una passione, bruciare e volare, cenere e fumo verso quel cielo che, come Vittorini ci ha insegnato, già una volta fu dell’aquilone.

(questo e altro nel nuovo numero di bombasicilia)

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3 thoughts on “scrivere e sperare

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