quando la baldracca ha mollato Woody Allen per fare coppia fissa coi miei 18 anni

Dove sono finito?

Il vecchio venditore di scolapasta m’ha detto che mi sono semplicemente ritrovato. Non l’ho mica capita ‘sta cosa. Tutti gli amici li ho visti sbiadire piano piano quando ancora i cellulari erano pesanti e servivano solo per telefonare e giocare a snake. Le fotografie si facevano col rullino: lo portavi felice a stampare per poi accorgerti che avevi speso ventimila lire per due foto appena decenti e trentaquattro dita in primo piano con facce dagli occhi rossi sullo sfondo.

Ho perduto tutto e mi sono ritrovato barbuto a non avere altro desiderio che cementare quanto di buono ho costruito in questi primi 23 anni. C’è stato un periodo che ero più solo di Superman. Con la faccia da hobbit e tutto il resto, dita troppo tozze, tazze di rimpianti che ora non so neanche che contenessero. Avevo paura dei pericolosi precedenti, quelli che ti mettono sulla strada buona per portarti a tossicchiare l’ennesima sigaretta nella festa d’addio al nubilato della Depressione Cronica, quando la baldracca ha mollato Woody Allen per fare coppia fissa coi miei 18 anni. Pensavo che al massimo potevo finire in Perù a sputare sui lama, lì a sognare sotto quei cieli peruviani che i Dream Theater avevano immortalato nella loro omonima canzone.

Se non sai suonare come Steve Vai, né cantare come Freddy Mercury, né hai la faccia, la canottiera e la spacconaggine di Brando quando ancora riusciva a guardarsi i piedi, il massimo che puoi fare è infilare il naso in un libro e spulciare argomenti per affascinare te e gli altri. Non ho mai comprato un dizionario etimologico perché sono certo che potrei perdermi dentro quelle pagine, cercando di capire che c’entrano i desideri con le stelle

(de-sideros), separati e al di là delle stelle, o che il dialogo è un logos che attraversa… lo specchio? Dove sogna il Re rosso che era solo un personaggio di Alice e che Steve King ha messo a comandare un mondo che è andato semplicemente avanti.

Già, lo scenario apocalittico è uno di quegli altri sogni iperdiffusi, lo ficchiamo tutti nel nostro carrello nell’ipermercato delle idee. Le donne hanno spesso due amici immaginari quando sono piccole principesse con gli occhi stellati di speranza, noi maschi siamo più estremi sogniamo di essere gli unici sopravvissuti di un mondo al crepuscolo che si spegne lento come una nevicata di neve nera.

Aspettiamo il fallout lì, nel nostro rifugio pronti a correre per salvare solo i nostri sogni, una vita ad inseguire sogliole di tempo libero (libero poi da che?) per ritrovarsi come il Dottor Greene ad aspettare di essere falciati dall’esistenza per realizzare anche i sogni più infantili. Volete buttarvi col paracadute, catturare una lucertola con un filo d’erba? Fatelo. Nessuno ce lo impedisce.

Spesso invece ci svegliamo e ci sembra semplicemente che siamo troppo grandi, che non le sentiremo mai più le campanelle della slitta di Babbo Natale. Per poi ridursi ad afferrare almeno un alito di speranza nelle gite quando qualcuno mette nel mangianastri l’immancabile cd con Cristina D’Avena che ci rinfresca l’infanzia cantando dei Puffi e di Pollon.

Io voglio solo guardare l’ennesimo tramonto più bello della mia vita.

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4 thoughts on “quando la baldracca ha mollato Woody Allen per fare coppia fissa coi miei 18 anni

  1. la semplicità abbaglia: invece di chiedermi perché si scrive o perché non ci riuscivo più, ho semplicemente ripreso a battere le dita sulla tastiera. una parola dopo l'altra. un sogno dopo l'altro. Poi m'è venuta voglia di essere l'araldo della speranza, perché vedo che intorno ce la stanno facendo imputridire tutta…Che ne pensi?

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