cavalcando tre arcobaleni

Ed eccoci, siamo tornati su questo schermo a tenerci un pò di compagnia. Magari siete vecchi co.co.co. che aspettate un posto fisso. Aspettiamolo insieme.

Abbiamo visto che se un blog vuole sopravvivere deve inventarsi sempre nuovi spunti, fare come Fulvia Leopardi e tra un bicchierino e l’altro di assenzio shakerare sapientemente ingredienti vari che legano ottimamente, un quarto di avventure al limite del tragicomico, qualche intervista, notizie strampalate e ottime incursioni nell’attualità.

Sopravvivranno pure i poeti post-qualcosa, postmoderni, post68, postdatati, posteggiati, postini di lettere mai arrivate. Loro parlano spesso in deliri che senza metrica e matrice avvelenano la speranza, che possiamo pure ignorarla ma è lei che alla fine vince tutto. Lei e l’amore.

Perché possiamo far finta che non sia così ma tutta sta depressione post-adolescenziale è solo una malcelata voglia di essere al centro dell’universo dell’altro.

Restano solo belle parole di contorno.

Nessuno vuole essere un contorno, aspiriamo tutti ad essere la portata principale nella vita dell’Altro. Chiunque esso sia.

Come dicono le persone sagge o quelle con la scopa di saggina: si parla solo di ciò che si conosce. E allora parlo di me e per me, e di tutte le altre vite che mi satellitano e lumacano accanto.

Non sopporto i cori russi, la musica finta rock… vabbé, Battiato a parte, qui c’è qualcosa che ci intossica la speranza: e questo non dobbiamo permetterlo a nessuno. Nessuno può farci sentire una piadina in un mondo di sogliole.

Se vi ricordate il primo storico "Ritorno al Futuro", capirete che intendo se dico che ci inoculano giorno dopo giorno i bacilli della sindrome di George Mc Fly. Babbiando babbiando, cercano di segarci i sogni mentre siamo girati a sentire un altro giornalista che usa l’espressione che ormai impenna e impazza: siamo un mondo a 360 gradi. Tutti a girare il loro angolo giro per dire che fanno tutto al top.

Il c.t. che vuole una partita a 360 Gradi, la Fiat che vuole rilanciarsi a 360 gradi, le cagne in calore che pretendono quattro ingroppate a 90 gradi per ottenere pure il loro meritato angolo di 360 gradi.

Tutti sti angoli giri ci ricordano che i nostri scroti gonfiano inesorabilmente, girano con il mondo che va alla deriva uggiolando scuse mal nutrite e mal nitrite.

Qui ci sono solo due strade: o ripartiamo da zero e ricominciamo dalla mela proibita e dal brodo primordiale in cui galleggiavamo insieme ai protozoi, o ci rimbocchiamo le maniche e la smettiamo di dire che tutto va così perché va così da sempre ed è inutile cercare di fare qualcosa etc. etc… Dico, se hanno fatto almeno una dozzina di serie dei Puffi, tutto è possibile. Tutto.

Perfino imbeccare la strada giusta, l’unica che ci porterà a realizzare tutte le promesse che ci siamo fatti ogni anno sotto l’albero dei nostri Natali. La stessa promessa che ci siamo scordati dopo i botti di Capodanno.

Siamo stati in grado di seguire gli intrallazzi e gli amorazzi di Lady Oscar, di Georgie dai lunghi capelli dorati e di Candy Candy; abbiamo sciupato intere generazioni di neuroni sui mondi di SuperMario a schiacciare funghi e calciare tartarughe. Abbiamo letto e riletto di come Zio Paperone con un solo decino ha accumulato i suoi fantastilioni.

La speranza è l’unica risposta.

Alla fine dell’arcobaleno c’è la pentola d’oro. Io di arcobaleni ne ho visti almeno tre.

Mi metto in viaggio sulla speranza.

E sperando sorrido.

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2 thoughts on “cavalcando tre arcobaleni

  1. tonino.bisogna stare zitti e poi avere il coraggio di dirsi e dire la verità, fare in modo che la gente ci crede.è prendere la parola durante l'assemblea.è l'ecclesiaste.ciaodemetrio

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