La promessa topa

Lucia di argomenti ne aveva due, torniti e sodi e coi capezzoli a spadotto che necessitavano di opportune coppe rinforzate. Si portava in giro quei siluri e se eri fortunato capitavi nel loro raggio d’azione beccandoti un momentaneo accecamento non siliconato.

Con quelle mammelle da polena aveva cercato di farsi strada nei meandri della pubblica amministrazione di uno dei tanti paesini del Sud che stanno sul culo del mondo: lei pensava che il mondo non finisse lì, in provincia del nulla. E sfregandosi mani e tette s’era fatta piazzare nell’ufficio di relazioni col pubblico.

Il Sindaco era un uomo illuminato, aveva letto che un re di qualche staterello più nero del suo aveva semplicemente dato il numero di cellulare ai sudditi e in manco mezz’ora la rabbia proletaria gli aveva fatto esplodere il telefonino. La gente si lamenta sempre, si sa e il Sindaco che non aveva leve per garantirsi la rielezione – non aveva porcessi per associazione a delinquere o amanti omosessuali da sciorinare -, aveva trovato in Lucia il suo cavallo di Troia. Pure che Lucia era semianalfabeta, con quelle minnazze poteva garantire un rapporto diretto coll’utenza. Ovvero l’utenza veniva con minuzzaglie problematiche che alla vista di quelle tette sparivano come spetacchiate nella notte. Questo perché da quando s’era sparsa la voce che il casello dell’URP del Comune era stato riempito da quella latteria, gli uomini che di solito mandavano le loro donne e la loro dinastia a vomitare lamentele, avevano deciso che delle questioni importanti era giusto occuparsene direttamente.

Lucia guadagnava così stima, rispetto e scatti di stipendio, mentre tutti gli altri facevano più co.co.co. di una gallina balbuziente, lei era stata assunta a tempo indeterminato con una clausola ben precisa, appena quei seni si fossero intristiti in seguito a eccessivo uso, sfregamento e/o legittimo ciucciamento filiale, Lucia doveva lasciare la guardiola ad un’altra stratettuta; questo perché il sindaco non voleva mai e poi mai ricorrere a falsità qualunquiste, era stato rieletto proprio sulla base delle garanzie che aveva dato e ridato: all’ufficio relazioni col pubblico ci sarebbe sempre stata una maialona al 100 % naturale. Niente bizoccole rifatte o riciclate da precedenti gestioni.

E Lucia che aveva sempre maledetto sua madre per averle fatto quelle gobbe anteriori, riconsiderò i vantaggi insiti in un’abbondante scollatura. Questo sino a quando non conobbe Camillo e naturalmente se ne innamorò come una pera cotta. Solo che Camillo era terrorizzato da quelle poppe, non sapeva che farsene di tutta quella grazia di Dio.

(continua…)

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3 thoughts on “La promessa topa

  1. Oh, Tonino…ti seguo sempre molto volentieri e me ne sto sempre buono e tranquillo ad ammirare i tuoi mirabolanti giochi di prestigio, ma stavolta ho preferito rompere il silenzio.La promessa topa mi sembra parecchio simile al precedente "cucuzze": paesino sperduto, protagonista semianalfabeta dotato di una qualità molto speciale, innamoramento.E' soltanto una semplice osservazione da lettore-ammiratore. Hai più capacità che capelli, caro Tonino, sfrutta di più quella bella fantasia che ti trovi.Peppe

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