la mela bucata (l’epilogo)

Io sono stato sempre pessimista, mi immaginavo che, pure che avevo tirato le ascisse e le ordinate per calcolare al millesimo il punto preciso dove iniziare a scavare, ci saremmo ritrovati sotto il culo rachitico di Padre barbone intento a sganciare le sue caccoline secche secche dentro alla tazza, seduto lì sudato col breviario in mano.

No, i calcoli erano corretti. Finimmo tutti nel cesso delle ragazze, lo avevo riconosciuto da quei cestini speciali che servono solo per buttare gli assorbenti già zuppi di sangue mestruale.

Era uno di quei momenti in cui il tempo si ferma e tu ti trovi lì, ritagliato dal contesto, come se stessi rivedendoti in tempo reale la moviola di quello che ancora devi dire e lo vuoi gridare a tutti che stavolta non avrai paura di poter sbagliare ancora. L’adrenalina ti pulsa sincera in corpo, i fiumi di sudore ci mettono un’eternità a scivolarti via dalla fronte. Li avevo tutti dietro, li sentivo, avevano paura. Paura per quello che avevano sognato sin dalla prima erezione consapevole. Era sempre la solita faccenda, la distanza che seapra i sogni dalla realtà è un pelo di fica su un abisso. Mio padre  me lo diceva a cadenza regolare, puoi schivare perfino una raffica di mitra ma mai e poi mai potrai resistere alle promesse che svolazzano tra le cosce di una fimmina, dopo quella perla concludeva il discorso con un vecchio proverbio: "tira più un pelo di fimmina che i buoi del carro della Madonna della Milicia". I buoi del carro della Madonna del Santuario di Altavilla della Milicia sono 6, muscolosissimi, capaci di spostare i diversi quintali del carro monumentale, l’iperbole era azzeccata come poche.

E ora ne capivo tutta la sua terribile verità. Nelle faccende di sesso siamo tutti indifesi, dove siamo più umani siamo ancora più scoperchiati.

Capimmo solo allora che Francesco Paolo era ancora vergine, come e più di noi. Il dubbio divenen certezza quando l’ultimo di noi, Casimiro Sconzolato, attraversò pure lui la breccia che avevamo aperto nel cesso delle fanciulle.

Quello che avvenne dopo non ve lo posso dire, meglio ancora, non ve lo voglio dire. Perché ci siamo passati tutti, quando per la prima volta ti trovi una donna tra le braccia il cuore ti sta per traboccare fuori dallo sterno, te lo senti martellare giù, giù sino allo scroto.ò Sei tutto un punto interrogativo, il tuo corpo cerca di proteggere quello stesso pisello che non facevi che vantare come capace di sfardare mutande e reticenze. Quando stai per realizzare il film che ti sei sbobinato in testa a ogni segone ti prende una strizza che sale dalla bocca dello stomaco, scoprimmo che, per fortuna, le donne non ce l’hanno l’ansia da prestazione e soprattutto ci restammo come merli svacantati quando ci si presentò davanti la Verità nel mezzo del turbine delle nostre reciproche spacconaggini.

Mentre noi cercavamo di arrivare dalle donne, loro che sono sempre più preparate e sveglie di noi, avevano già trovato il modo di calarsi nel nostro balcone.

C’era da restarci abbagliati da quella situazione, in amore vince chi fugge. Almeno così dicono, quella lunga lunga notte non ci furono vincitori. Alla fine riuscimmo a raggiungere le ragazze e bene o male arrivò pure l’alba che ci trovò con una luce tutta nuova negli occhi.

Di Francesco Paolo sappiamo solo che quella notte qualcosa cambiò pure in lui, gettò via gli scatoloni di materiale porno che aveva accumulato nella sua vecchia vita e incominciò quella nuova chiedendo la mano di Marcella a Padre Barbone, si erano zitati col buono. Padre Barbone si scoprì che organizzava quei ritiri spirituali proprio per dare una mano ai giovani a mettere giudizio in fatto di femmine. Perché era un uomo buono e dalle larghe vedute, sapeva che oramai era anacronistico impedire ai picciotti di sfidare la curiosità e i falsi e ideologici tabù, così preparava la donnine con corsi intensivi e poi le metteva una specie di cintura di castità fatta di rosari intrecciati. Le donne se la sfilavano senza guastare manco una pallina e se la rimettevano. Sono quelle cose che solo loro sanno fare, come sfilarsi e rinfilarsi un reggiseno dalla manica di una t-shirt attillata. E Noi ci avevamo messo una vita solo per capire come sganciare i reggitette…

Non lo so se le cose andarono proprio così, l’oblio mi lecca impietoso i ricordi. E troppo spesso la fantasia cicaleggia sorniona colorando i giorni troppo uguali dell’adolescenza che ora liquidiamo con un sorriso.

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