come eravamo (la terra del sogno, 1998)

 La seguiva da troppo, troppo tempo per non riconoscerla subito.

La strada era la sua vita, ogni fossa era una delle tante cazzate che aveva frettolosamente ricoperto con la pala dell’oblio.

Il suo scooter tiene testa all’ostile salita, uno sguardo in alto dove le soffici nuvole affondano nell’azzurro.

Accelera e pensa. Rimastica quelle due parole, lo fa in tutti i momenti della sua piatta giornata: CARPE DIEM. Facile dirlo! Strappare anche un solo giorno al tempo che fugge, che cazzata! Lui voleva con tutte le sue forze tirare a sé l’attimo fuggente, non c’era mai riuscito.

Troppo calmo, quel silenzio di ghiaccio lo infastidisce.

Un cancello cigola, nessuno che ci metta un po’ d’olio! Terra, terra desolata. Perché continua in questo squallido gioco masochista, smuovere un dolore che sta per sopirsi! La sua giacca di pelle gli pesa sulle spalle, la lascia cadere su una vecchia lapide avvolta dalla gramigna.

In un’altra vita ha vissuto o vivrà quest’incubo, si chinerà, strapperà la gramigna, lo farà per un’intera notte. Inutile, ricrescerà sempre. Non si può sradicare un vecchio dolore.

L’erba bagnata si piega sotto il peso dei suoi stivali, si sente piegare anche lui.

– Tutti dormono sulla collina – fischietta.

Quella canzone. La sua canzone.

Una canzone che ancora deve essere scritta, il suo futuro, quei due occhi. I suoi occhi.

La sua lapide, il suo nome. Non quello della sua amata, il suo. Muore vivendo?

Non sa più quello che dice, vorrebbe lasciarsi sprofondare in quella fossa. Inghiottire terra desolata e dimenticare, bere rugiada e dimenticare. DIMENTICARE I SUOI OCCHI.

Scava, le sue dita urlano ma lui scava. Scava, gratta qualcosa di duro. La bara, martella sulle cerniere, una pietra scheggia il coperchio. È aperta.

Non è lei, non è lui. Soqquadro, una parola che non riesce a digerire.

Alla rinfusa cerca in quel disordine. Tutto quello che ha messo via.

Un po’ di rumore, foto che hanno preso polvere, ricordi e rimpianti… una vecchia canzone.

Noi moriamo costantemente, giorno dopo giorno.

Questo è il segreto dell’immortalità, morire e ricominciare.

E lì sotto ci sono anche tutte le pelli che ha mutato, tutti gli sguardi che non ha saputo cogliere, le parole appena sussurrate… gli attimi che sono fuggiti via, per sempre.

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