affidarsi a una storia

Dicono che noi siamo quello che leggiamo e, specularmente, noi leggiamo quello che siamo.

Io sono gli incubi nel Maine di Stephen King, sono il Lettore delle notti d’inverno di Calvino, sono Odisseo e il Grande Inquisitore sconfitto dal bacio silente del Risorto. Ho aspettato nelle notti bianche il mio singolo attimo di beatitudine sognando il vecchio che sognava i leoni. Ho aspettato l’arrivo dei Tartari e dei Barbari e ora aspetto anch’io una parola ventura sotto la stella della fontana con Lolita e l’aviatore e il serpente giallo. Sono stato tutte quelle pagine. Ho scolato quelle parole, ne ho succhiato linfa e midollo e poi ho scritto. Non l’ho fatto per scaricare quello che faticavo a trattenere. L’ho fatto perché scrivere distilla un liquore vivo, vero e vitale. Non possono essere solo belle bugie bucate. Vita e arte si cercano, l’invidia le ha tagliate in due come le sogliole e poi ci hanno detto che l’arte non ha figli. La statua di Pigmalione resta una bellezza di marmo e il silenzio di neve tenta di affogare i nostri dicotomici furori.
Siamo lacerati e svacantati. Abbiamo creduto che tutte le vite si assomiglino in virtù di una semplice constatazione: sono tutte raccontabili, sono tutte storie.
Poi qualcosa accade, lo nota benissimo Antonio Spadaro nell’editoriale bombacartaceo di questo mese:
«Affidarsi a una persona significa, in fin dei conti, affidarsi a una storia, che diventa la nostra. Fidarsi di una persona significa credere in una storia, buttarcisi dentro, riconoscerla come significativa, "affidabile", degna di fiducia. Non è facile discernere quelle che lo sono veramente e quelle che sono sono abbagli, infatuazioni.

Ma questo è anche il ruolo della critica letteraria. Davanti alle storie e alle esperienze che il genio dell’arte ci propone sono possibili due atteggiamenti: o ci si crede (e allora esse si dispiegano nella loro potenza rappresentativa ed evocativa) o non ci si crede (e allora la pagina e la vita restano mute e dure). La visione dell’artista, il mondo da lui ri-costruito in maniera più o meno verosimile (e ciò poco importa) richiede una fiducia di base. Si avvia così un gioco di interpretazioni e significati, ma anche di giudizi e scelte. La critica non è un puro discettare di qualità stilistiche o di generi, perchè ha il compito di scegliere quali storie siano «degne di fede», e quali siano gli effetti di questo affidamento.

Leggere (ma anche vedere un film) significa dunque entrare con «fede» in un mondo diverso rispetto al nostro per comprendere a fondo il senso proprio della nostra vita. Non avere "fede poetica" significherebbe, alla fine, narcotizzare il reale, spegnerlo, renderlo piatto, superficiale, scarno, secco.

Una vita senza storie e senza fede nelle storie sarebbe ben povera. Lo sappiamo bene: più una persona è ricca interiormente, più ha storie significative da raccontare e più è disponibile ad ascoltarne alla ricerca di "storie affidabili".»
 

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One thought on “affidarsi a una storia

  1. hola, ieri non sono stato in casa e non ho potuto pensare topop al template… quando ho visto l'anteprima di quello che mi avevi mandato, ho notato che (almeno nell'anteprima) manca il pulsante dei commenti… è solo perché era l'anteprima??? In ogni caso il template è molto grazioso, anche se un po' femminile forse… ma tanto ho i capelli lunghi.Thanx e fammi sapere sul discorso commenti….Bye

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