un paradiso all’aroma di vim e candeggina

La cesura tra infanzia e adolescenza io l’ho vissuta in un cesso.
Il primo anno di liceo noi bambinetti dalla voce bianca potevamo pisciare in pace solo se i bestioni piu’ grandi erano fuori a fumare coi bidelli.
Poi, d’improvviso, il bestione sfumacchiante ero diventato io. I picciriddi non osavano entrare se io e i miei amici eravamo nel nostro cesso a fare la consueta riunione.


Partivamo tutti verso il cesso al grido unanime di “Riunione!”. Li’ progettavamo, per il bene della collettivita’, di sacrificarci a turno per un’interrogazione, era li’ che gonfiavamo i ricordi del sabato sera: in un cesso di scuola si deve sparare a zero sul sesso. E’ un imperativo.
Le minchiate lievitano quadruplicando il loro volume: la sera prima hai conosciuto una turista a Cefalu’, magari le ha offerto appena appena una coca cola balbettando per una vasata leggia leggia; nel cesso quella coca cola diventa una bottigliazza di champagne formato vittoria di F1, le tette della turista diventano un ideale estetico inarrivabile e i capezzoli si avvicinano al coefficiente attrattivo del mitico e introvabile ‘spadotto’, capace di bucare le coppe di qualsiasi reggi-tette rinforzato. Lo champagne diventa solo l’inizio e una pomiciata timida diventa una sessione agonistica dei campionati internazionali di Kamasutra.


Paride ruttava dei rutti che facevano tremare i tubi dello scarico, Carlo studiava le quote del toto nero per giocare la “bolletta”, io m’arrampicavo sulla tavolozza per scrivere sopra la cassetta pucci “TONINO WAS HERE” come avevo visto fare in “le ali della liberta’” da Morgan Freeman.
Proprio nei cessi ho imparato a rollare le cicche, le mie venivano storte come il naso di una vecchia, quelle di Carlo dritte come un punto esclamativo.
Luigi preferiva complottare contro i professori facendo delle penose imitazioni dell’intero corpo docente. Carlo sciupava le spetacchiate sottili, le malefiche scoregge erano da conservare per la lezione di Chimica e, come da copione, la professoressa arrivava, sentiva l’afrore intestinale di Carlo e, inevitabilmente proferiva l’immutabile verbo: “Ragazzi, aprite. C’e’ aria viziata!”.


In quel cesso facevamo di tutto, talvolta ci andavamo pure a pisciare. Ma solo in casi eccezionali. Era un microcosmo. Il nostro sancta sanctorum. Un’oasi  in cui nascondere i pizzini con le formule della trigonometria e i “traduttori” per la versione di latino.


Alle medie era solo il luogo deputato alla minzione; all’universita’ sarebbe diventato un’occasionale fumeria d’oppio o il luogo squallido per la piu’ squallida delle sveltine.
Al liceo era un paradiso all’aroma di vim e candeggina.

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6 thoughts on “un paradiso all’aroma di vim e candeggina

  1. cmq bello… al liceo da noi non era così… era quasi un collegio svizzero anche se era una sede staccata di un liceo statale… però eravamo nei campi e si respirava un'aria di ordine e disciplina. le canne solo in giardino.

  2. per ora sono intasato con la tesi e con un corso di cura redazionale dei testi. Scusate, ma mi manca il tempo materiale di aggiornare i "nostri" furori.Dopo il 3 spero di tornare a danzare sulla tastiera.TOnino

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