sbanda come i sogni di un ubriaco

“E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto? … E cos’e’ che volevi?”


La guardi di sbieco e di striscio, ripensi a quelle mattine che pareva una bestemmia stare incastrato a spegnersi piano nel banco di formica del liceo.
La riguardi, ti metti la faccia da bullo e dici: “Amico, ce l’hai con me? Stai parlando proprio con me?”
E imperterrito lui continua: “E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto? … E cos’e’ che volevi?”


Sto verso l’ho sempre odiato. Perche’ ti mette davanti alle illusioni che sbattono sui frangiflutti. Le vedi incrinarsi e svaporare via. Trattiamo spesso la Vita come la ragazza piu’ bella della classe, ci affanniamo per aggrappare lei e le sue fossette.  E poi che rimane? Scopriamo che Miss Capezzolo della quarta E ha in testa l’apoteosi di tutti i deserti.sbanda come i sogni di un ubriaco
Peggio di Peppe a’ Scimmia, buono solo a salmodiare formazioni calcistiche per rammendare la difesa dell’Italia.


Arrivi li’, a meta, e niente. Non e’ sempre vero che “la ruota vorticosa del nostro essere al mondo” si arresta, la bastarda circolare preferisce spiaccicarti sull’asfalto. E resti li’, scornacchiando contro ogni aspettativa strascicata. Resti li’, come quei pezzi di carta che s’appiccicano alle ruote della bici e poi girano, girano, girano sino a diventare solo una scheggia bianca quando prendi velocita’ e le lacrime diventano cristalli salati ai lati degli occhi.


Nodi a profusione. Decido di fare il filo alla vita. Di nuovo. E scaccio un’immagine: Archimede Pitagorico che fa un pettine per calvi strappandogli semplicemente i denti.
Torno a meditare sul tema dell’anno e lascio tre poesie di Kavafis.
Hanno al centro la vita, beccata in momenti che sanno di triste e di cipolla. Il quotidiano gioco balordo degli incontri, l’estraneita’ totale che tiene compagnia allo sciupavita e i barbari odiati, temuti e attesi.



PER QUANTO STA IN TE


E se non puoi la vita che desideri
cerca almeno questo
per quanto sta in te: non sciuparla
nel troppo commercio con la gente
con troppe parole e in un viavai frenetico.


Non sciuparla portandola in giro
in balia del quotidiano
gioco balordo degli incontri
e degli inviti
sino a farne una stucchevole estranea.


LA CITTA’


Hai detto: “Per altre terre andro’, per altro mare.
Altra citta’, piu’ amabile di questa, dove
ogni mio sforzo e’ votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sara’ pure. Fino a quando patiro’ questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina”.


Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La citta’ ti verra’ dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa citta’. Altrove, non sperare,
non c’e’ nave non c’e’ strada per te.
Perche’ sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.


ASPETTANDO I BARBARI*


“Sull’agora’, qui in folla, chi attendiamo?”
“I Barbari, che devono arrivare.”
“E perche’ i senatori non si muovono?
Che aspettano essi per legiferare?”
“E’ che devono giungere, oggi, i Barbari.
Perche’ dettare leggi? Appena giunti,
i Barbari, sara’ compito loro.”
“Perche’ l’Imperatore s’e’ levato
di buonora ed e’ fermo sull’ingresso
con la corona in testa?.”
“E’ che i Barbari devono arrivare
e anche l’Imperatore sta ad attenderli
per riceverne il Duce; e tiene in mano
tanto di pergamena con la quale
gli offre titoli e onori.”
“E perche’ mai
sono usciti i due consoli e i pretori
in toghe rosse e ricamate? e portano
anelli tempestati di smeraldi,
braccialetti e ametiste?”
“E’ che vengono i Barbari e che queste
cose li sbalordiscono.”
“E perche’
gli oratori non son qui, come d’uso,
a parlare, ad esprimere pareri?”
E’ che giungono i Barbari, e non vogliono
sentire tante chiacchiere.”
“E perche’
tutti sono nervosi? (I volti intorno
si fanno gravi). Perche’ piazze e strade
si vuotano ed ognuno torna a casa?”
“E’ che fa buio e i Barbari non vengono,
e chi arriva di la’ dalla frontiera
dice che non ce n’e’ piu’ neppur l’ombra.”
“E ora che faremo senza i Barbari?
(Era una soluzione come un’altra,
dopo tutto…).”


(*trad. di Eugenio Montale)

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