Barche contro corrente

   E mentre me ne stavo li’ a meditare su quel lontano, ignoto mondo, pensai allo stupore di Gatsby allorche’ per la prima volta identifico’ la luce verde all’estremita’ del molo di Daisy. Aveva fatto un lungo cammino per giungere a questo azzurro prato, e il suo sogno dovette sembrargli cosi’ vicino che difficilmente poteva mancare di afferrarlo. Non sapeva che era invece gia’ alle sue spalle, in qualche parte, nella vasta oscurita’ dietro la citta’, dove i campi oscuri della repubblica si stendeva nella notte.
   Gatsby credeva nella luce verde, nella pienezza eccitante del futuro che anno dopo anno indietreggia davanti a noi. C’e’ sfuggito una volta, ma non importa — domani correremo piu’ in fretta, tenderemo di piu’ le braccia… E in un bel mattino…
Cosi’ procediamo a fatica, barche contro corrente, risospinti senza sosta nel passato.

Francis Scott Fitzgerald, IL GRANDE GATSBY


Procedere a fatica, boccheggiando, con l’elastico del passato che ci tiene legati a quello che e’ stato. Non me lo so spiegare: questi anni finiscono veloci tra i ricordi, tra quelle pagine bianche e nere da sfogliare quando il Corvo Dei Giorni Passati bussera’ alla nostra porta. Ci trovera’ li’, seduti nella nostra poltrona preferita a coccolare rimorsi e rimpianti che rinfocoleremo con l’attizzatoio delle Occasioni Mancate.
Baci che potevano essere schioccati, Amori che potevano durare, Fette di torta rifiutate, Risposte scordate. Sono milioni le scelte che si oppongono autoescludendosi, fatta la nostra decisione i mondi al congiuntivo, intrappolati nel sacco dei SE e dei MA, scivolano via, svaporano verso le nuvole.


Succede con tutte le fette della nostra vita. Pure quando scegliamo le nostre scarpe nuove e diciamo addio a quelle vecchie. Ma l’apice si verifica inevitabilmente con gli Amori Perduti.


L’archetipo e’ nel mito, come sempre. Orfeo a forza di pizzicare la sua cetra ottiene da Ade la possibilita’ di riprendersi la sua Euridice ma si volta, viola l’unica condizione, e la perde per sempre. Si danna notte dopo notte, sino a quando arrivano le Baccanti lo scopano a morte prima di staccargli la testa con una corda della sua cetra. Zeus commosso lo scaglia nel cielo e li’  Orfeo si ricongiunge con la perduta Euridice.


Stessa storia, attori diversi: IL GRANDE GATSBY, l’America ruggente degli anni Venti, L’America intenta a costruirsi a tavolino i suoi miti mancati e mancanti.
Gatsby ricco contrabbandiere, ex soldatino innamorato di Daisy, la ritrova, il cuore gli scoppia in petto e poi il destino sogghigna maligno e gli fa saltare le cervella per mano di un marito cornuto che l’ha scambiato per il cornificatore.


Gia’, la vita e’ proprio questo: “procedere a fatica risospinti senza sosta nel passato”. Un passato che diventa mitico, ancestrale, taumaturgico: capace di  rinsaldare i lembi di qualsiasi amputazione emotiva.
Storielline anonime, destinate a scivolare nell’oblio insieme a vecchi numeri del Corriere della Sera diventano il riflesso di un passato dorato, un passato in cui Noi scivolavamo come biglie su un piano inclinato e oliato per bene.
Capita pure con gli anni del Liceo, quelli del cazzeggio consapevole. Nessuno si ricorda quei pomeriggi passati a studiare l’ablativo assoluto o i principi della termodinamica e il Passero Solitario. Ci ricordiamo pero’ delle sigarette condivise tra una lezione e l’altra, dei primi calori stemperati da seghe pomeridiane. Coi capelli di lei che ci solleticavano i sogni nell’interminabile sesta ora. E i pomeriggi in palestra a cercare di far sputare alla panza almeno un addominale a quadratino per fare bella figura al viaggio d’istruzione.


Sono tutti puntelli che delimitano l’area su cui costruiamo la nostra vita. Con discese ardite e risalite sin dove volano gabbianelle e poeti.
Li abbiamo incorniciati quegli anni, anzi, sono loro che ci hanno incorniciato con il loro abbraccio. Il resto abbiamo voluto dimenticarlo. Pomeriggi freddi e grigi, e-mail che era meglio non scaricare, telefonate inutili.
La vita rotola, malgrado tutto. Rotola come lattine vuote quando tutti se ne vanno a casa.
Tanto “domani correremo piu in fretta, tenderemo di piu’ le braccia…”


* la gnosi delle fanfule: una citazione al giorno (o quasi) per altrettanti liberi intrecci di neuroni.

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