l’io in costante erezione. sull’autobiografismo

Ora vi spiego perché io e il (mio) (piccolo) mondo ci amiamo come due compagni di viaggio. Iniziamo da qualche frase recentemente captata:


– tu e quelle due maledette vocali! Non sei capace di dire altro… IO, IO, IO. Non mi porti mai fuori. Tutti uguali voi uomini. Appena ve la diamo [la fiducia…?] finite di stupirci, date tutto per scontato. Poi tu sei pure peggio. Hai l’IO in costante erezione!
– io non riesco a pensare un altro modo di scrivere. Per me è una storia si dà solo tra le mie cinque vie, tra i miei due o tre bar. Non esco di lì.
– Io scriverò sul mondo e sulle sue brutture…
– quelli che parlano per metafore dovrebbero farmi uno shampoo allo scroto [da che film ho preso sta bella frase?]
– L’autoreferenzialità quasi in ogni contesto conduce al paradosso, dal mendace cretese alle proposizioni indecidibili che sfuggono alla godelizzazione… Tranne per quanto riguarda l’IO che vive e il ME che rielabora l’esperienza appena vissuta. Appena un bimbo dice “io” è entrato a buon titolo nella razza umana.


Già, parliamo di noi stessi. Sempre.
Chissà poi perché. Colpa dell’uomo del sottosuolo che ha aperto l’abisso?
Di Agostino che si “confessava” in terza persona dannandosi per un furto di pere (e facendo incavolare di brutto Nietzche che scagliò il libro lontano dai suoi baffoni)?


Ci metto la mia. nell’ultimo raccontino sulle prof. d’italiano ho aggiunto per la prima volta un’etichetta proprio sul fondo: “basato su una storia vera. la mia.”.
Questa è una buona chiave ermeneutica. E magari ora l’aggiungo a tutte le mie e-mail. [fatto.]


Potete silurarmi con un “parla per te!”.
Ma il mio ego in costante erezione ripete: in linea di massima le mie storie hanno 22 anni e il pisello. Perché di quello che capita già oltre la mia provincia posso avere un’idea quanto mai “a contorni sfumati”. (Con una messinese che dice “surgi” per “susiti” e non sa cosa significa “pulla”, come poteva funzionare?). E con le sfumature poi che belle bugie bucate posso tessere?


Ma si potrebbe distorcere, annacquare, parlare dei massimi sistemi. Teniamoci fedeli alle muse di Esiodo. Ci sono solo due strade: le cose vere e le cose simili alla verità.
Ci ho provato a monologare dietro una vagina. Mi viene male. (Dopo i canonici 270 giorni, il massimo che posso fare, è tentare di rientrarci. Come diceva il buon Woody Allen)
E poi in qualunque campo si può essere originali. Perfino nel vecchio vizio della scrittura.
Basta trovare le corde giuste.


Non c’è una pagina che non parli di me e per me.
Se sopporto pure i palermitani che in spiaggia arrivano con teglie corazzate di pasta a forno e gridano ai propri pargoli irripetibili maledizioni (A-AAAAAAA-anjilo, questa è l’ultima volta che ti porto a mare. S’un fussi ca mi devo abbronzare, ti farei iccari sangu a casa” madre chic al pupo di manco sette anni) , c’è un motivo. Finiranno presto in qualche pagina.


Forse era Tabucchi che ricordava una strana figura degli antichi villaggi. C’era qualcuno a cui si raccontavano tutti i propri peccati e poi, semplicemente, si sgozzava. Morto il confessore, si estingueva il peccato.
Stessa cosa faccio io e fanno quelli che hanno la puzzetta di autori autorizzati (beccati le minuscole, tiziano scarparo!): ascoltiamo, captiamo, acchiappiamo eventi. Nostri e di tutto il pelago. Solo che non ci sgozzano più. O almeno, non sempre.


Perché la migliore cosa me l’ha detta il mio vecchio padre confessore:
– Padre, ho messo da parte la fede che avevo quand’ero un picciriddu. Quella bella fede che non mi faceva rompere la testa sul mistero della verginità di Maria o su altri dogmi come la transustanziazione… Sono nella merda, vero?
– la merda serve a concimare.
– e questa mia fissazione di dover lasciare un segno indelebile? Una traccia… Vorrei che la mia vita fosse una bella storia. Una storia speciale.
– ogni vita è unica. Si interseca con milioni di altre, ma nessuno vivrà il tuo oggi. Nessuno guarda il tuo stesso pezzo di mondo. È un limite fisico. Quello che vedi è solo tuo.
– minchia!
– Tonino…
– scusi, ma ‘sta cosa qui è meravigliosa. 


Acchiappo un mondo che si svela solo per me. E poi metabolizzo il raccolto e lo ridono ai miei fedeli lettori.
Ecco perché io e il (mio) (piccolo) mondo ci amiamo come due compagni di viaggio.

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