O d i o questo monitor
e di più le vostre facce che lo guardano
Invece di guardare me.
Rivoglio le rughe sulla fronte,
gli schizzi dei th
con la lingua accucciata tra gli incisivi
per imitare le parole inglesi.
Rivoglio il puzzo di sudore e sentire che sei zuppo
un secondo dopo che ti ho dato una pacca sulla schiena,
rivoglio il rumore della barba sgrattata,
rivoglio il dubbio che ho la patta aperta
e pure l’odore del profumo tuo,
rivoglio i tuoi occhi e toccare
te e non solo ‘sto sorcio attaccato al filo,
toccare te e toccarti la curva della pancia
e ridere solo con gli occhi,
senza mettere due punti, trattino e parentesi.
: – )
L’ho capito solo oggi e
i futuri contingenti
li lascio tutti a te.
Me ne vado a giocare a scacchi con i segni
e con l’Ornitorinco-Che-Non-Sa-Di-Non-Essere-Possibile.
Sa solo che il sole sorge lo stesso, pensa
che ci siamo talmente abituati
che ci resteremmo male a vedere
il cielo tenuto su dai cocuzzoli delle montagne
sgranocchiate male dalle nuvole.
L’ho capito, saluto e ribadisco
che non sono io questo qui.
Solo un sorriso per la foto saturnista
che tanto la macchina fotografica non l’ho mai avuta, anzi
l’ho avuta e poi l’ho abolita:
era poco obiettiva e aveva
solo un piccolo e striminzito punto di vista.
Silenzio cieco.
Tutto si perde nel gracidare del modem
perduto  lungo le doppie rotte della filosofia.

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