La prima volta che h…

La prima volta che ho visto il Piccolo Principe era stampato su una maglietta. Stava lì, sulla panza di un adoloscente a contemplare l’infinito. Poi l’ho rincontrato su un treno, lo leggeva un mio amico che poi me l’ha passato. Ero lì, in cuffia qualcosa di Ligabue e Carmelo mi passa quel piccolo libro. Siamo in una cuccetta di 2^ classe, stiamo tornando da Cortona, da un convegno organizzato dall’oratorio. In cuccetta siamo 5, tre ragazze, due che parlano di libri di medicina e un’altra che ascolta un walkman più grosso di lei. E poi io e Carmelo. E in più quel piccolo principe con la sua giubba e la piccola sciabola appuntita, l’ho letto tra Roma e Napoli col treno che sferragliava costante sui binari e niente è stato più come prima.
Qualche pezzo del capolavoro dell’Aviatore l’avevo già trovato in qualche antologia o su qualche fotocopia che quelli dell’oratorio ti passavano per la Condivisione, la chiamavano così il momento di tortura finale delle riunioni. Dovevi alzarti e condividere le tue riflessioni con gente che la sera prma ti aveva magari visto vomitare ubriaco come un gibbone. E dovevi farlo cavando fuori qualche bel concetto lucido come un candito da offrire soprattutto al vecchio gesuita che si sedeva in un angolo buio della stanzetta. Quelli erano bei tempi, ti facevi le ossa per la vita “sociale”: davanti al tuo padre spirituale ti mostravi degno dell’aureola e nelle trasferte cuccavi disperatamente.
Ma quando conobbi quel bimbetto con la zazzera bionda e la malinconia nel cuore qualcosa cambiò, mi era rimasto appiccicato quell’amore per la sua rosa, che aveva amato e coccolato scacciando via i bruchi e lasciandone solo uno per vederlo trasformarsi in una farfalla. Quel viaggio del principe nei vari pianeti, la sua purezza che cozzava contro il re, contro il vanitoso, contro il geografo e l’ubriacone e trovava qualche sollievo nel lavoro del lampionaio e nell’amicizia della volpe… e muore, decide di morire nel morso del serpente giallo per lasciarsi alle spalle la sua buccia di carne e volare felice nel cielo per ritrovare il suo pianeta e i suoi vulcani e soprattutto la sua bella rosa e, con lei accanto, aspettare un altro tramonto.

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