Forse è sempre stato scritto nelle stelle dei PanDiStelle.


Prima o poi doveva capitare che dalle teste “bombate” di BombaCarta uscisse un tema non-tema come quello delle storie. È come se seduto davanti il riporto, la forfora e le caccole del mio prof (uno qualunque), dalla sua bocca laureata partisse una macro-domanda come: “Signor Pintacuda, mi parli dell’Essere”. Stesso identico imbarazzo: ci sono troppe cose da dire. E allora procediamo come ho appreso in questi lunghi pomeriggi curvati sui libri e sotto le tette dei vari calendari di Max (mensile semplicemente omonimo al nostro illustre bomber). La prima cosa che ho chiesto al mio prof di Filosofia del Linguaggio nella primissima lezione è stata a soluzione del celebre paradosso del mentitore, avevo passato notti insonni a tentare di smascherare il mendace cretese. Il bello dell’Università è la luccicante capacità di rispondere con domande-guscio: dure, coriacee, solide fuori e dentro vuote. Proprio come la noce più bella che hai scelto dal cesto.
*Tutti i cretesi mentono.*
*Io sono cretese.*
Sbucciate voi sto gomitolo che già ho bruciato abbastanza sinapsi.
Arrivo dal Prof. e mi risponde col bicondizionale tarskiano, riducendo all’osso: l’autoreferenzialità conduce al paradosso. Il concetto di verità scivola via, sguscia sempre traslitterando di un livello, posso circoscrivere la verità di un’affermazione studiandola in un metalinguaggio di grado avanzato.
Ecco il problema, parlare di storie è lo stesso, tutto è “storie”. Le scuse che snocciolavo a mia madre quando sparivano i pandistelle o le invenzioni spudorate che svendo-evo-erò alle mie ragazze, tutte storie. Storie, ecco cosa distingue l’uomo dagli altri primati, non è l’accoppiamento frontale Perché Piero Angela mi ha fatto sapere che anche i bonomo si accoppiano come noi, non è nemmeno la vocalizzazione, né tanto meno riconoscersi in uno spicchio di specchio. L’uomo è un produttore di storie, costantemente rielabora quello che gli accade, l’IO vive e il ME rielabora, dattilografando solo le cose che meritano un posticino nella Memoria a Lungo Termine, il resto vola nel Cestino e da lì scompare. Produco storie dormendo: attraverso la soglia onirica ed ecco che sfavillanti ritornano facce, colori, sapori e scrivo e leggo e vivo, REM dopo REM.
Raccontiamo agli altri e a noi stessi sempre storie diverse, colorando la nostra quotidianità. Ci sono storie che ci restano addosso e altre che scivolano via. E c’è la Storia che prima sembrava immutabile e ora può pure lei essere rielaborata, riaggustata, sfumata, sfilacciata e ri-raccontata.
Mi ci romperò la testa sulla capacità di diffusione capillare delle storielle, viaggiano veloci di bocca in bocca, mail dopo mail e ci incrociano la vita e ritornano sul nostro cammino.
Propongo un metodo pratico: spacchiamo il tema. Le storie che ci hanno lasciato un’impronta sull’amore e sul cranio e le altre, le Nostre Storie che vorremmo che lasciassero più impronte possibili.
Storie come quelle che mio padre mi raccontava per evitare l’inevitabile trasloco notturno: cascasse il mondo, sino ai miei 5 anni notte dopo notte, imprecazione paterna dopo imprecazione paterna, dovevo passare dal lettino al lettone e lì, beato, m’inventavo le MIE storie. Storie che poi facevo interpretare alle ombre che abitavano (e penso abitino ancora) lo specchio sul comò.
Ho dovuto affrontare una Storia per accedere alla primina, la storia di una barchetta di carta che becchettava (mi sa che Steve King ha preso da lì lo spunto per l’incipit di IT), il sadismo dei maestri era senza fine, avevano escogitato un dettato zeppo di parole come Becchettio, Sciabordio, Rollio e Gocciolio. Parole che da allora ho rincontrato solo tra le pagine più soporifere di MOby Dick. Il dettato finiva tragicamente con un vento maligno che metteva tutto a SOQQUADRO.
E poi c’è Ende con la sua STORIA INFINITA e il successo dell’eroico affabulatore Bastiano Baldassare Bucci che ripopola il vuoto di Fàntasia con le SUE storie. Storia dopo storia il nulla arretra e il vento lo soffia via, lontano, al di là dei pianeti e delle stelle conosciute. E vola via pure Bastiano sulla schiena pelosa del suo Fortunadrago.
Sono TUTTE STORIE che (ci) raccontiamo per riempire quei giorni che ci separano dalla fine della NOSTRA storia. Pensandoci bene la luce cattiva dell’ovvietà ci fa spesso dimenticare che tutta la nostra vita è una storia unica. Magari con migliaia di punti d’intersezione con altre vite ma sempre unica e inimitabile. Si è intrecciata anche la mia con la vostra per il semplice motivo che nel vostro QUI e nel vostro ORA mi state leggendo.
Quando chiederò al mio serpente giallo di alleggerirmi da questa buccia di ossa, organi e tessuti lampeggerà semplicemente la parola fine, come nei vecchi film che passano in tivù, caratteri quadrati bianchi su sfondo blu.


Chissà, forse qualcuno mi ricorderà nelle SUE storie.

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5 thoughts on “

  1. forse era meglio in nero su bianco. Bianco su nero + rosso lascia un forte effetto optical sulla retina…. e il campo visivo si appalla di righe multicolori orrizzontali, l'immagine residua delle righe bianche su sfondo rende esiziale la lettura di lunghi paragrafi. Semma il resto lo leggo più tardi.

  2. esteticamente non è male il rigatino… ma a me sembra ancora più optical…ma forse sono solo io fragile di retina… cmq è bello che ci sia qualcuno a centinaia di chilometri che tenga peso delle mie considerazioni… denghui tonino.

  3. Le righe le lascio per evitare una pagina troppo statica, diventano quasi impercettibili se usi la risoluzione 1024×768. Giro il tuo discorso: è ancora più bello che qualcuno a centinaia di chilometri si prenda la briga di commentare i miei sforzi. E basta con i ringraziamenti reciproci altrimenti diventa una gag alla Groucho MArx

  4. io adoro le gags. Due, ora è molto carino… un po' confuso come ordine nella parte superiore, ma decisamente gradevole… il fatto che il rigatino diventi impercettibile a 1024, è quello il problema, perchè dà l'effetto allucinazione dopo un po'. Mettiamo su un numero comico e diventiamo famosi?

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