Scrivere con la cazzuola


Sto aspettando mio zio sul sedile della sua Focus. Sono il nipote del Principale e in cantiere assaporo un pizzico di autorità sui mastri, sui mezzi mastri e sulle mezze cazzuole.


Mi piace passare le estati in cantiere, si imparano un sacco di cose per scrivere meglio. Non c’è differenza tra una calderella di cemento e una pagina di romanzo. Nessuna. Devi amalgamare i componenti con la stessa attenzione.


Se a Mastro Enzo serve una calderella di quacina e cemento per alzare un muro, devo stare attento a non sbagliare le proporzioni. Otterrei un composto o troppo molle o troppo duro, nel primo caso il mio mastro non potrebbe far volare la quacina nel solco tra i balatoni con la sua consueta maestria, nel secondo caso non avremmo il tempo di finire una filata di balatoni: la quacina si asciugherebbe nella calderella.


Ditemi se non è lo stesso con ogni dannata pagina che devo scrivere: devo dare al lettore un margine di libertà e azzeccare la densità della storia. Una storia troppo liquida non conquista e non fa volare i neuroni del lettore al di là dello steccato delle quotidiane preoccupazioni. Una storia troppo secca resta tra le pagina-calderella senza andare a piazzarsi in testa al lettore.


In cantiere si apprende pure la sintesi, altro che esseemmeesse: gli oggetti perdono vocali e consonanti superflue per ghiacciarsi in nomi essenziali. Non si sciupa niente, nemmeno il fiato: gli attrezzi devono essere chiamati con nomi brevi e efficaci: passami la mancina, dov’è finita Luisa? …che poi sarebbe la personalissima tenaglia di Mastro Enzo, l’ha chiamata così in ricordo di una sua fiamma che durante i ripetuti stantuffamenti lo artigliava a se, una volta stava quasi per strapparglielo di netto (di sicuro deve averlo visto in qualche 007). I muratori sono delle persone religiosissime ed educate ma in cantiere si deve sparare a zero sul sesso. È un imperativo.
Le minchiate lievitano quadruplicando il loro volume: una mezza-cazzuola la  sera prima ha conosciuto una turista, magari le ha offerto appena appena una coca cola balbettando per una vasata leggia leggia; in cantiere quella coca cola diventa una bottigliazza di champagne formato finale di F1, le tette della turista diventano un ideale estetico inarrivabile e i capezzoli si avvicinano al coefficiente attrattivo del mitico e introvabile ‘spadotto’, capace di bucare le coppe di qualsiasi reggitetette rinforzato. Lo champagne diventa solo l’inizio e una pomiciata diventa una sessione agonistica di campionati internazionali di Kamasutra.
E così grazie al cantiere l’iperbole non ha più trucchi, cresce più della schiuma di polistirolo espanso.


Tinteggiare una parete è un’altra operazione utilissima per scrivere: si deve preparare la vernice calcolando la superficie e miscelare il colore per ottenere una tonalità né troppo scialba, né troppo carica. Stessa cosa con i capitoli dei romanzi…
E mica che puoi subito metterti un pennello (o una penna) in mano, devi preparare la stanza attuppando le lesioni del muro (le falle narrative), coprendo il battiscopa per poi evitare di rimetterci le ginocchia a forza di stricare per cancellare gli sbavi di vernice (stessa economia di forze se nella fase preparatoria di un racconto tagliamo il 90% degli inutili orpelli che poi si cicatrizzano e ci vogliono anni a scacciarli), poi arriva il momento e devi scegliere lo strumento: c’è chi vola con un rullo e c’è chi si trova meglio con pennello e una pennellessa, dipende dalla superficie e dalla storia che vuoi narrare. La prima mano consente qualche cazzata ma la seconda richiede mano ferma e occhio allenato, proprio come la ri-scrittura.


Bene, mio zio è arrivato, si siede sul sedile della Focus e subito si alza un nugolo di letale pruvolazzo dai suoi vestiti, quelli sono gli aggettivi e gli avverbi da denuclearizzare. Ho visto gente quasi soffocata dal pruvolazzo che si alza mentre si abbatte un muro e altrettante volte ho rischiato di boccheggiare in pagine piene di inutili aggettivi, odio quelli col suffisso -mente…


Vado, è il momento di pulire gli attrezzi per iniziare una nuova storia.


(ho veramente passato tutte le estati della mia adolescenza a fare il ‘picciotto’ nei cantieri di mio zio. Ho imparato un fusto di cose.)


____________________


Per i non siculofoni:


pruvolazzo = è la trascrizione italo-sicula per polverone
quacina = calcina
attuppare = tappare, turare
balatoni = mattoni di spessore superiore agli 8 cm
stricare = strisciare con forza, anche nel significato di pulire mediante strofinamento. Si strica la macchina su un muretto e si strica la pentola per togliere i resti di cibo.
Vasata leggia leggia = bacio delicato
Mezza cazzuola = grado intermedio tra picciotto (aiutante) e mezzo-mastro, abile nel maneggiare la cazzuola ma senza la necessaria creatività, messo davanti a una difficoltà tende a scaricare le responsabilità sul picciotto affibbiatogli, il vero mastro si vede nelle difficoltà.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...