Ritorna il racconto dell’estate della bacheca sportiva! (a cura di Giga e Mitch)


(c) Tonino PintacudaEra una calda giornata di giugno, lo scirocco portava con sè la sabbia del deserto che a poco a poco avrebbe formato una fastidiosa coltre sulle automobili. Il panettiere era sempre più sudato e Gaetano Tinniriello se ne accorse quando gli pagò i suoi due consueti vastelloni. Era da poco scoccata l’una, Gaetano era intento a mordere famelicamente le sue pagnotte condite con tutto quello che aveva trovato nel frigo della sua cameretta, quando improvvisamente lo squillo del telefono si sovrappose al frastuono delle sue mandibole masticanti. “Phnronhto?” rispose mentre ingoiava un pezzo di pane enorme. “Ci vediamo alle due alla stazione di Bagheria, mi raccomando”. E l’anonimo personaggio si affrettò a chiudere la conversazione. Gaetano non ebbe nemmeno il tempo di pulirsi il muso con la mano che si ritrovò nel bel mezzo di un mistero. Chi era che aveva tutta questa fretta da non farsi nemmeno identificare? Ma soprattutto che fare? Erano già le 13.25 e l’appuntamento era per le 14. Il primo pensiero che passò per la mente di Gaetano fu di andare all’appuntamento, tanto non avrebbe avuto altro che fare… Quindi ci andò, visto che in genere non elaborava più di un pensiero alla volta. Si fidava troppo della sua forza fisica per pensare ad eventuali precauzioni. Prese il suo fedele motorino e via, a 90 all’ora, verso Bagheria, un percorso fatto e rifatto milioni di volte ma che in questa occasione sembrava un’avventura completamente nuova. Mentre il rosso della spia cercava di urlare “Riempimi, stronzo!”, la curiosità stava divorando Gaetano, che non immaginava proprio quello che avrebbe trovato. E se fosse stato tutto uno scherzo? Percorse tutta la 113 e arrivò alla pompa di benzina del suo odiato cognato con l’intenzione di accontentare il povero serbatoio assetato che adesso sembrava che gli dicesse “Finalmente ti sei deciso, testa di cazzo!”. Scambiò due parole col cognato, con poca voglia e disprezzo verso l’interlocutore. Tremila di Super e via. La stazione era sempre più vicina, mancavano ormai poche centinaia di metri. Ma proprio quando fu vicino al passaggio a livello il suo sviluppatissimo olfatto gli suggerì che a poca distanza c’era una rinomata friggitoria e che era il momento di un panino con panelle. La sua curiosità per l’appuntamento era davvero grande ma non più del desiderio di addentare uno squisito pane con panelle. Ordinò allo scooter di posteggiarsi autonomamente ed esso obbedì. Entrò nel locale e con gran sorpresa incontrò uno dei suoi più cari amici, Gianni Membra. Si salutarono con un “Ciao” più che scarno anche se nelle loro teste si chiedevano “Ma che minchia ci fa qua? E io? Che minchia ci faccio io?”. Ordinarono entrambi un panino con panelle e crocche’ e molto presto poterono gustarlo insieme. In tre-quattro bocconi avevano già finito. Stavano per salutarsi e andare ognuno per la propria strada, ma il buon Gaetano non esitò ad invitare Gianni ad andare con lui a questo strano appuntamento. Preferiva dividere questa nuova e inaspettata esperienza con qualcuno anziché da solo e il caso gli aveva offerto un ottimo compagno d’avventure. Come reagì Gianni? Accettò la proposta del suo caro amico? Certo che sì. Salirono sul motorino tutti e due rigorosamente senza casco. Destinazione: stazione. Non appena i due arrivarono alla stazione, furono assaliti da uno strano presentimento: quello a cui andavano in contro non sembrava essere niente di buono. Allora Gaetano sputò fuori due parole per sdrammatizzare, quasi avesse avvertito che anche il suo amico aveva provato quella sensazione. Infatti il Membra non capì nulla di quello che aveva detto. Nel frattempo si erano già introdotti all’interno della stazione senza sapere assolutamente nulla di ciò che dovevano fare. Udirono una voce alle loro spalle: “Tinniriè!!!”. Era il loro amicone Niki Billone, lì per lo stesso motivo. Infatti, dopo gli inutili convenevoli pieni di insulti, i tre si spiegarono e Niki disse che anche lui aveva ricevuto una oscura telefonata. Sembravano tranquilli, e non avevano notato che in quella stazione non c’era nessuno oltre a loro. Infatti, non ebbero nemmeno il tempo di azzardare orribili battute, che qualcosa di molto strano colpì la loro attenzione. Immediatamente il cielo si oscurò e scomparve tutto quello che li circondava tranne i binari ed un vecchio vagone abbandonato. Allo stesso tempo comparve una sorta di ologramma gigante dalle sembianze poco umane e molto animali. “Zitti, stronzi!” (ma in realtà non parlava nessuno…) con una voce grossa che fece cacare sotto i tre amici, tra cui particolarmente Gianni Membra che si pentì all’istante di essersi infognato in quella vicenda. “Io sono il grande Zummone III, discendente della stirpe dei Zummoni Grunge.”. Come mai questa incredibile apparizione?!? A quel punto Zummone per prima cosa riportò in condizioni normali Gianni Membra, che nel frattempo si era riempito di zecche saltellando tra i rovi vicino ai binari. Poi, lo stesso Zummone, disse ai tre: “Quello che cercate è formato dal niente e dal tutto, e corre lungo un serpente infinito per mostrarsi più volte proprio davanti ai vostri occhi con milioni di variazioni, di cui una sola lo identifica univocamente ed è quella con un paio di effe, un paio di sei e un paio di zeri” – “Non posso dirvi il suo nome perché peggiorerei le cose” – aggiunse. Dopo aver detto queste ultime parole scomparve e tutto ritornò alla normalità in un breve istante. I tre si ritrovarono in mezzo ad una stazione affollata con lo sguardo rivolto al cielo, cosa che a molta gente fece pensare a loro come a dei coglioni. Il mistero adesso era al suo apice. Zummone li aveva voluti aiutare stampando bene nelle loro menti piccole e smemorate il suo messaggio in codice. Almeno quello non avrebbero potuto dimenticarlo più. Immersi nel disorientamento e nell’angoscia più totale i tre si scambiarono alcuni terribili sguardi. Solo dopo un po’ i giovani cervelli cominciarono a cercare spiegazioni alle parole di Zummone: “Quello che cercate è formato dal niente e dal tutto…” e Tinnirello pensò “Il niente, il tutto… ma certo, si tratta del pollo!”; “…e corre lungo un serpente infinito…” e Gianni impugnò il suo cellulare con la convinzione di riuscire a fissare un nuovo record a SNAKE II; “…un paio di effe, un paio di sei e un paio di zeri” e Niki Billone si addormentò. Certo è che i tre in questo modo non avrebbero mai scoperto cosa volesse suggerirgli il Grande Zummone. Qualcosa si doveva pur fare e certamente non pensare a polli, non giochicchiare e, soprattutto, non dormire. Passarono dieci minuti. Altri dieci. Niki si svegliò di scatto dal suo sonnellino. Come prima cosa si chiese “Ma da quando in qua si dorme in piedi?!?”. Alla sua domanda nessuno avrebbe potuto rispondere. Ma di questo non gliene importava niente: chiamò a sé i suoi amici e disse con fretta e un po’ di spavento di aver sognato qualcosa di molto interessante…


eravamo rimasti qui. Ed ecco la nuova puntata…


“Forse ci siamo!”, esclamò Niki. “Ma non capite, ragazzi, il niente e il tutto: lo zero e l’uno!”. E subito Membra aggiunse: “Ma certo, è il risultato di una partita!”. “Ma no, sciocco…”, lo corresse Tinniriello, “Si tratta di certo del pollo!”. “Ancora co sto’ pollo”, lo rimproverò Niki. “Lo zero e l’uno, si tratta sicuramente di numeri binari, quello che cerchiamo sta in un computer”. “Minchia, vero!”, esultò Membra salterellando giocoso ed ebete. Intanto, il pane e panelle iniziava a sortire i primi devastanti effetti e Tinniriello si ritrovò accasciato al suolo avvolto da un alone maleodorante che teneva a distanza i suoi amici. “Aiuto, ragazzi, sto male, me la sto quasi facendo sotto!”. Al che Membra allarmato dal possibile scenario, decise di indossare la maschera antigas che portava sempre con sé nel suo zaino di DragonBallZ e si avvicinò a Gaetano che si contorceva al suolo. Niki nel frattempo cercava di abbordare una deliziosa ragazza con il sorpassato metodo della richiesta dell’orario. Ma la ragazza gli diede del filo da torcere: “Sei solo un’idiota. Non vedi che il sole si trova in opposizione con angolo di tre gradi del solstizio di primavera? E’ ovvio che siano le 14.24!”. E Niki: “E’ vero! Scusa, non me ne ero accorto”. Membra intanto aveva preso la vespa di Tinniriello e aveva caricato quest’ultimo in sella, quando Niki li raggiunse ed iniziò a spingerli. Dopo aver percorso un centinaio di metri Niki chiese a Membra: “Ma non si potrebbe accendere questa carretta?”. E Membra: “Ovvio che si può accendere…”. E Niki: “E perché non la accendiamo?”. “Perché non sono ancora sicuro, vorrei prima usare l’aiuto del pubblico.”

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