VITA UNIVERSITARIA – Le fatike medievali

dal nostro inviato Guido Grassadonio

 

Dear Dicotonino,

    ecco il resoconto di ciò ke è successo in questi giorni di fuoco. 9 Luglio, ore 9.00, terzo piano, la tensione sale fra noi poveri  morituri: l’esame è una scommessa per tutti, nessuno si sente sicuro. Ore 9.30/10.00 arriva il boia, ci saluta e c’invita a recarci in un aula del Corpo basso, luogo deputato all’esecuzione; una frase resta scolpita nelle nostre povere ignoranti menti, “Finiamo in mattinata”. Iniziati gli esami prima sorpresa: si eseguono condanne anche di Storia della Logica e Filosofia Araba. I primi a sacrificarsi sono i Logici. Ore 11.00, tocca alla prima vittima del nostro corso, Valentina. 35 minuti di tortura poi la fine. “Professore io non accetto qualsiasi voto”. E’ caduta sulle domande riguardanti neoplatonismo e aristotelismo. Panico generale fra di noi. Vitaliano e Guido tornano in quel momento dalla biblioteca centrale, dove un Catanese disperato ha cercato di capire cosa si dovesse risponderead una domanda tipo “Mi parli dell’aristotelismo”. Guido comincia a notare che ineffetti è una domanda non difficile, ma vuota. Che significa parlare di Aristotelismo nel Medioevo dove Aristotele è detto semplicemente il Filosofo? Comunque tocca a Chiara. Riecco spuntare aristotelismo e neoplatonismo con domande tipo “il rapporto di Bonaventura con queste correnti? Quali sono i centri universitari dove si diffonde il francescanesimo?” Guido pensa, “cazzo altre domande iper generali, nessun riferimento a cosa codeste menti pensassero………” Chiara tentenna, sa meglio il Gilson, ma è l’ultima cosa che importa in questo esame. Alla fine la condanna è 27. Poteva andare peggio. Il boia si alza, parlotta con il porco democristiano (Musco) che sta sistemando alcuni verbali. Alla fine ecco un’altra sentenza: arriviamo a farne solo altri tre. 2 di araba 1 di medievale. Rosanna prende la palla al balzo e si riprende lo statino e  si ritira dalla lotta. Vitaliano è già scappato laciando lo statino. Guido apprende che la sua esecuzione è stata rimandata e torna a casa: ormai ha capito che quest’esame è fuori dalla sua portata, non per il corso mongrafico, ma naturalmente per ben altro quel De liberà di cui ha letto solo il primo capitolo e qualche autore, su cui vi è almeno una domanda. Eppure, eppure…., ma sì,  il boia non ha mai chiesto nulla sul De Liberà, ha solo chiesto di parlare non di dire qualcosa. Si tratta di domande talmente generali su cui una persona che è abituato a studiare ogni particolare può avere difficoltà a rispondere, dato che non vertono su null’altro che la capacita di sintesi, ma Guido, che da sempre è versato sui discorsi general,i vuoti e sintetici capisce di avere ancora qualche possibilità. Il pomeriggio e la sera li passa quindi a concentrarsi ed a leggere le parti generali dewl De Liberà, saltando tutto quanto sia veramente filosofico. 10 Luglio ore 9.00, terzo piano: i morituri rimasti sono solo tre: Guido, Giulia e Gabriele (le tre G della riscossa). Gabriele sembra avere bene in mano la parte generale, Guido sfoggia la sua teoria sulle domande generali (quasi universali) del boia, Giulia è solo agitata. Ore 10.00, nulla il boia non si vede, Giulia è un po’ più calma. Ore 11.00, ancora nulla; fioccano tesi di Guido su cosa può essere successo al terribile Roccaro (rapito dagli alieni, missioni segrete, ecc.). Ore 11.15 arriva il Boia. Ci guarda, sorride (non chiede scusa),  esce le chiavi del Dipartimento di tortura, le infila nella toppa, prova ad aprire, nulla: la toppa è rotta. Un unica frase passa nella mente nostra edei vari assistenti ke aspettavano: “Ma vaffanculo!!!!!”. 15 tentativi di aprire la porta, nulla. Il boia decide di trasfererire altrove l’esecuzione. Ultimo tentativo, finalmente la porta si apre. Tocca subito all’ultima superstite dei filosofi arabi. Noi (naturalmente dico noi perché io sono il protagonista)  rimaniamo fuori. Giulia è di nuovo agitata e per calmarla Guido pensa bene di sfidarla a braccio di ferro. Dopo uno sforzo sovraumano Guido riesce a piegare il braccio della forzutissima pulzella; in questo momento capisce che è il suo giorno fortunato (come ribadirà più tardi Antonella stracciata in una sifida a carte). Ecco tocca a Gabriele. Gli altri non entrano, vuole restare solo. Passano minuti interminabili, la tensione di Giulia sale alle stelle. Dopo 30 miniti esce Gabriele, sembra tranquillo. “Come è andata?” chiede Guido. “Non so”  risponde l’affaticato esaminato, “non ho ancora visto il libretto.” Ecco spuntare forte e glorioso il magico numero di 30. L’esame ha vertito principalmente sul Parmenide di Platone (che Gabriele ha scelto al posto di Aristotele) e su discorsi generali. Tocca a Giulia, ma neanche lei vuole che qualcuno assista al suo esame. Altri interminabili momenti, ora è Guido ad essere agitato. Esce un laureando. Un piccolo scambio di parole e Guido capisce che non sta andando troppo bene. Eppure alla fine è 28. Bene, Giulia augura ‘in bocca al lupo a Guido e se ne va in vacanza. Guido si accomoda, esce le varie Metafisiche dallo zaino 1977 e comincia a ruota libera anticipando la scontata domanda del Boia sull’argomento a piacere. L’esame verte per ora sulla parte monografica, anzi Guido trasforma la “Storia della Filosofia Medievale” in “Quanto aveva già detto Aristotele e gli altri hanno solo ribadito”. Infatti tranne qualche accenno consistenter alla prima sezione della Metafisica di Avicenna e qualche rimando a Tommaso, parla solo di I, II, III e IV libro della Metafisica originale. Su una critica di Roccaro a Reale, costruisce poi un’argomentazione rafforzativa sulla base di un rigo del V libro e sulla nozione di categorie. Sembra il tripudio, ma ecco che il boia comincia a chiedere “Lei a letto il De liberà?” La risposta è una sorta di singhiozzzo: “Sì”. Panico, terrore: e se la tesi della domanda generale fosse sbagliata? Se per caso, dato la spumeggiante prima parte il Boia decida di fare qualche domandona impossibile sicuro che colui che ha davanti si una speci di secchione onnisciente? Roccaro formula lentissimamente la sua domanda, come se dovesse scegliere bene le parole, dovesse spaccare il capello diqualche questione. Ed invece: “Perché DeLiberà dice che più di una filosofia medievale bisognerebbe parlare di più filosofie, articolate per differenze?” Insomma la domanda più universale che si possa fare ovverro “Di che tratta sto cazzo di Libro”. Guido ci aveva azzeccato e poteva cominciare il suo Show. Aristotelismo, Neo Platonismo, Pseudoaristotele, translatio studiorum, Averroé ed altro fumo, tutto esposto con la classe di chi per anni è andato impreparato alle interrogazioni,  tenendo comunque una media del 7. Alla fine il prof. prende il libretto e comincia a scrvere. Guido poi controllerà per sicurezza, ma sa già da ora il voto: 30 e lode. Guido si alza, stringe la mano al boia sconfitto, e tutto trionfante prova ad uscire dalla scassatissima porta. Riuscirà ad aprilrla solo al sesto tentativo…………, ma  questa è un’altra storia.

 

 

P.S.

Lo scritto tutto di seguito e la forma non l’ho riletta. Comunque è un modo per tranquillizzarti: l’esame è una cazzata, basta usare un po’ la testa. Ecco quindi i cinque comandamenti per passare bene l’esame:

 


  1. Non perdere troppo tempo col Gilson, o con le minuzie di Psellos, ti servono principlamente i discorsi generali del De Liberà.
  2. Fai benissimo il corso monografico.
  3. Preparati uno spumeggiante discorso d’introduzione
  4. Parla, parla, parla, introduci sempre nuovi argomenti, scegliti tu le domande, portalo dove vuoi tu.
  5. Abbi culo.

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