Sì, ci sono libri che ti segnano a vita. Lo dicevo qualche post fa. Stavo riflettendo: oltre che macchiafogli e tastiera-dipendente sono anche un lettore famelico e, credetemi, quella panzana di Baricco sul nesso sconfitta-lettura non la digerisco proprio. Chi legge è uno sconfitto dalla vita che rischia solo così, girando pagina per non sporcarsi di gocce di vita. Baggianate! Leggere è immergersi in un mondo fantastico. Oltre il tempo, oltre lo spazio. Prendiamo uno dei frammenti di quei libri che mi hanno macchiato l’anima:


Ragazzo, uno non chiede che carta e vento, ha solo bisogno di lanciare un aquilone. Esce e lo lancia; ed è grido che si alza da lui, e il ragazzo lo porta per le sfere con filo lungo che non si vede, e così la sua fede consuma, celebra la certezza. Ma dopo che farebbe con la certezza? Dopo uno conosce le offese recate al mondo, l’empietà, e la servitù, l’ingiustizia tra gli uomini, e la profanazione della vita terrena contro il genere umano e contro il mondo. Che farebbe allora se avesse pur sempre certezza? Che farebbe? Uno si chiede. Che farei, che farei?


é Elio Vittorini nella sua conversazione in Sicilia. Ora così, sulla scia delle emozioni, lascio qui un racconto sgocciolato troppo tempo fa sulla mia tastiera.


LE 3 PAROLE MAGICHE


Ti capita quella mattina che pizzichi e spizzichi la lente a contatto senza ottenerne collaborazione. Te la spiaccichi contro la pupilla e lei preferisce starsene comodamente appollaiata sul tuo polpastrello. A Tonino era capitata una di quelle mattinate. Alla fine uscì di casa col naso pesante dei suoi vecchi occhiali, le ascelle che rilasciavano piano piano tracce di Axe e la gola ancora zuppa di collutorio. La strada era sempre quella, s’imboccava via Morana e i piedi seguivano quel tragitto troppo noto senza comunicare col cervello. Masticava le sue tre parole magiche e senza neanche accorgersene era già al Liceo. Arrivava ogni giorno con un ritardo variabile, tutto dipendeva da quelle maledette lentine. Oggi aveva sforato di una buona quindicina di minuti, non c’era nessuno a sfumacchiare marlboro sul marciapiede. Aveva perso tutto quello che c’era da perdere, solo le tre parole gli restavano e per questo continuava a ripeterle, per non restare ancora più solo.
Salutava con distacco i suoi compagni, un breve cenno alla professoressa di turno e una scusa farfugliata prima di precipitare dentro quelle sei ore che ti scorrevano lente e distanti. Tutti i concetti che scaccolavano fuori dalle bocche laureate chiedevano almeno un minimo d’attenzione. Tonino restava prigioniero della seconda fila con in testa le tre parole che piroettavano felici. I richiami di questa o quella professoressa lo strappavano via per un solo istante, bastava poco per ritornare lì. Nessuno lo sapeva, pensavano che era un ragazzo strano ma niente di più. Al suo compagno di banco bastava scopiazzare dalla sua versione di latino, ai professori che sapesse vomitare concettismi se interpellato e riempire le colonne di un tema. La campanella della sesta ora aveva assassinato anche quel giorno, Tonino poteva tornare da loro, era a casa. La casa dei suoi genitori non riusciva a sentirla sua, sembrava che quei muri lo tenessero prigioniero, lo soffocavano gocciolando ducotone. Per andare via di lì non bastava la patente o i diciott’anni, quell’angoscia ti avrebbe seguito sino in capo al mondo. C’era solo un modo e lui lo sapeva. Gli bastavano le sue tre parole magiche, solo quelle.
Il pranzo era una farsa, la madre gli chiedeva cose che non le interessavano e lui rispondeva con parole vuote e sorrisini d’occasione. Un giorno o l’altro gli sarebbe andata di traverso la pastasciutta e rantolante, boccheggiando forse avrebbe visto suo padre reagire finalmente a uno stimolo esterno. Poteva finalmente alzarsi dalla tavola e scendere nella sua stanza, si rintanava lì, provava una decina di diverse posizioni e slacciandosi le scarpe sistemava la luce ideale. Iniziava la sua magia e sussurrava le sue tre parole magiche, sull’ultima sillaba entrava in quell’ignoto mondo. Vagava con le orecchie piene di voci sconosciute, schiudendo gli occhi miopi a nuove percezioni. Il cielo aveva nuove sfumature e le nuvole lo cullavano sospirandogli la vecchia magia che aveva afferrato da piccolo. Il tempo lì era strano, qualcosa che passava in secondo piano e certe volte scompariva rapito da una lumaca che lo nascondeva dentro la sua conchiglia. Altre volte un cane nero correva veloce e acchiappava tra i denti bianchi minuti, ore, mesi. Correva lontano e scavava grosse buche in cui faceva sparire i figli del tempo.


“Tonino è tardi! Non devi studiare? Perdi tempo prezioso!” la voce di sua madre lo risucchiava via, lo strappava da quello strano, ignoto mondo per riconsegnarlo alla grigia realtà. Lei aveva dimenticato quell’incantesimo, lei che glielo aveva insegnato!
Tonino non voleva dimenticare e le ripeteva senza fermarsi come le parole di una vecchia canzone che ti s’incollano in testa e non riesci più a scrollartele via. Lui non voleva perdere l’unico accesso, l’unica chiave per quell’universo di luna.
“IO AMO LEGGERE, IO AMO LEGGERE, IO AMO LEGGERE” lo diceva ed era vero. Amava avventurarsi lungo capitoli che graffiavano il cielo del magico mondo della lettura, adorava guadare il fiume d’inchiostro saltando di libro in libro, arrampicarsi su per le virgolette che imprigionavano e le parole di personaggi che si staccavano dal testo e vivevano. Non si sarebbe mai stancato di giocare a rimpiattino con la lumaca e il cane nero dai denti bianchi, li avrebbe cercati e non avrebbe mai svelato il loro segreto. Ancora per molti anni avrebbe assistito in diretta a quel miracolo che si rinnovava giorno dopo giorno, ogni volta che apriva la copertina di un libro e con la bocca traboccante delle sue tre parole magiche avrebbe rivisto quel cielo dove gli aquiloni volavano liberi, volavano senza fili, volavano come lui stesso riusciva a volare.

Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...