Il mitico spadotto


È stato Paride con pazienza ad illustrarmi la morfologia di ogni capezzolo possibile. me lo ricordo come se fosse ieri, lì, all’ultima fila con la prof. sullo sfondo che spiega l’ermetismo. Paride inizia snocciolando nomi colorati ed evocativi, nomi che sanno di Mille e una notte, di promesse bagnate, di caldi sussurri, nomi che solleticano a fondo. E ai nomi accoppiava piccoli modelli in scala appena accennati con la matita sul banco. Rozzi ma efficaci con le ombre al posto giusto. Quello che era diventato un’ossessione era il famigerato capezzolo a ‘spadotto’, appuntito e sodo, pronto a bucare le coppe di qualsiasi reggi-tette. Si sognava così di incontrare la donna appuntita da esplorare con lo stesso rispetto di un pioniere che sa di essere il primo a seguire quella strada.


Era un sogno, tanto che tutti gli altri capezzoli presto sparirono dal banco, sostituiti da inni in endecasillabi sciolti inneggianti alla sorca bianca, altro sogno dell’ultima fila. Volevamo tutti conoscere un’albina per vedere se era bianca anche lì… Poi molti avevano fuso i due sogni proibiti: un’albina con i capezzoli a spadotto!


Dicevo che tutte le altre tipologie morfologiche di capezzolo erano sparite, tutte tranne il mitico spadotto che era stato ripassato a colpi di coltellino svizzero, inciso a ricordo perenne sulla formica del banco. Poi venne la rivoluzione informatica e Calogero, il primo di noi a capirci qualcosa di modem, hard disk, mouse e stampanti aveva realizzato un modello tridimensionale che mostrava il famigerato spadotto (l’aveva ottenuto scannerizzando una quantità industriale di giornaletti da due pater e quattro ave che teneva sopra lo scaldabagno), aveva realizzato quel modello e, smanettando sulla tabella dei colori di Adobe Photoshop, aveva ottenuto pure la sfumatura paradisiaca dell’areola, doveva essere color cappuccino con lievi venature imbrunite, si favoleggiava, non so su che base (dato che ai tempi si praticava ancora ripetutamente l’auto-sfregamento…) che oltre quella sfumatura il capezzolo era già stato munto troppe volte…


Ah, i ricordi dell’ultima fila… quante ne avrei da raccontare!


***


Dimenticavo:


Paride si è sposato con un’albina, vive felice ed è stato nominato direttore del Massimo dopo un master in disegno anatomico


Calogero è andato a cercare il colore perfetto, fa da treppiedi alla macchina fotografica di Helmut Newton, è felice e ha fondato e gestisce il sito www.sorcabianca.it


La voce narrante ha conosciuto un orecchio, si sono sposati e il dialogo, anche se a senso unico, è perfetto.


Bluto Blutarsky ha conosciuto Alex Carb e gli ha proposto di conquistare il mondo, li hanno visti fuggire su una Ford Ka color cappuccino con lievi venature imbrunite


Gaston è stato incoronato gran visir dell’ordine della tetta d’oro e ha ceduto il premio in denaro dell’incoronazione a Giulia Merlino


Giulia Merlino ha investito tutto il capitale per una attualizzazione delle potenzialità del suo decoltè. Poi hanno portato in salvo l’ultimo suo neurone rimasto intatto, stanno cercando di clonarlo per ripopolare i due emisferi dell’encefalo della bella messinese.


Spadaro ha trovato lo spadotto tra i peli di DDT, sono felici. Hanno adottato un cane, lo hanno chiamato Papozzi.


Tonino ha portato in salvo la mucca Carolina e i suoi multicapezzoli, il fattore gli ha impallinato le chiappe che ora fanno bella mostra di sé nel salone di Stas’.


Tutti i saturnisti  (e i pre-para-post-oltre) hanno fondato una casa di cura a forma di tette e otto. La neuro è stata solerte, gli ha prenotato un intero reparto. La mailing list del saturnismo è stata nominata patrimonio mondiale dell’umanità dal PARV

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3 thoughts on “

  1. E' proprio vero, il capezzolo a forma di spadotto è quello che preferisco :-)Ciao, non sapevo che mi avevi linkato, ti ringrazio, ho fatto altrettando. ciao.

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