Ulisse, lumache e cioccolatini


puntate precedenti: Intro   (1)  (2)  (3)  (4)  (5)  (6)


Settimo
Il guardiano sta cantando


Il guardiano sta cantando un’altra canzone di Bob Dylan, è seduto sulla poltrona e spizzica le corde di una gibson.
“Nobody feels any pain
tonight as I stand inside the rain
everybody knows
that baby has got me closed
but lately I see her ribbons and her bows
have fallen from her curls
She takes just like a woman…”


Nicodemo è malinconico, forse sta ricordando qualcuno che ha amato. Si alza dalla sedia con in faccia un’idea dietro gli occhiali da sole. Vede le facce di tutti quelli che ha ospitato nella sua catapecchia sul fiume, se ne sono andati tutti, senza nemmeno salutarlo. Guarda dalla finestra e vede che Ulisse è sul ponte a scrutare l’orizzonte. Appoggia la chitarra alla poltrona e s’alza di scatto.


– Da quanto tempo sei qui?- inizia Nico e le nuvole vanno a nascondere il sole.
– Non mi ricordo manco le facce di quelli che conoscevo, non mi dispiace però. Ho perfino smesso di fumare… – Ulisse guarda il mare, guarda quello che resta della sua zattera, si sforza di vedere Lisa nella schiuma di mare che si forma alla base del ponte.
– Da troppo tempo – Nicodemo non dice altro, cerca nostalgia negli occhi di Ulisse.
– Se non mi vuoi più tra i piedi basta dirlo. Mi costruisco una mia capanna, la vita da solo non m’angoscia poi tanto. Sei ingiusto, avevi detto d’essere mio amico e proprio ora che sto mettendo un pallido ordine nella mia vita mi vuoi rispedire al mittente. Io ho fatto di tutto per guadagnarmi la tua stima. Non ci sono riuscito? Posso dire di averci provato, almeno. A differenza tua. Rispondi alla mia domanda: tu da quanto tempo sei qui? –
– Da sempre. Io sono il guardiano di questo ponte. Sono nato qui e qui trascorrerò il resto dell’eternità… ma tu puoi volare via di qui, puoi tornare dalla tua famiglia, da Lisa…-
– Lisa… – Ulisse respira forte e aggiunge – Lisa mi manca… la dovresti vedere è perfetta… come un verso di Montale e ha un cervello… un cervello capace di formulare certi pensieri che mi ci blocco per intere settimane. Forse non la conosco affatto però io m’illudo, suppongo, immagino, penso, credo di amarla. Sempre per inteso che NON SO ASSOLUTAMENTE CHE COSA SIA L’AMORE -.
– La conosco. La conosco benissimo. È una delle mie clienti più affezionate… – Nicodemo forse ha parlato troppo, vorrebbe riprendersi quell’ultima frase. Ulisse s’è zittito, sente un freddo immane allo scroto, fa fatica a stare in piedi.
– Lo sapevo già. Se ci penso l’ho sempre saputo di quelle cicatrici ancora prima di vederle… ma detto da te suona così definitivo, perché non fai niente per impedirlo, lei è così viva, così bella, così… – cerca di dire qualcos’altro ma Nico lo interrompe: – Sono quelli come lei che hanno bisogno di me. Credono di trovare nel mio campionario qualche risposta ma hai visto che ancora non c’è nessuna fattura a suo nome. Continua a farsi male ma non trova mai il coraggio per smettere sul serio di sperare – Nico sorride e Ulisse per la prima volta alza gli occhi al cielo e sorride anche lui; sa bene che i sorrisi veri sono rari.
– Ulisse ti sei guadagnato il biglietto per il teatro. Incontrai qualcuno che saprà aiutarti nella tua ricerca. Capirai molte cose, oggi. Ma non perderti mai nello sconforto. È l’unica cosa che devi ricordare. –
Ulisse guarda ancora una volta il mare, è così bello da far male al cuore. Accetta l’invito di Nicodemo.


Sono di nuovo nella capanna, sui vestiti non c’è niente da fare. È ancora troppo presto. Escono dalla porta posteriore, negli occhi di Ulisse guizzano emozioni troppo forti, è indeciso. Non vuole altra confusione nella sua testaccia bacata. Nicodemo è davanti a lui nella sua salopette di pelle nera, s’è portato dietro la chitarra e gli spartiti. Nessuno ha più voglia di parlare.


I piedi spellati di Ulisse mandano scariche di nero dolore e ancora non si vede nessun teatro all’orizzonte. Camminano sotto il cielo infuocato per un tempo che sembra accartocciarsi su sé stesso. Vedono il sole sempre lì, nel mezzo del cielo. Il ragazzo cerca di stare dietro al guardiano, scaglia i suoi pensieri lontano da lì, rivede il cielo grigio di Bagheria, la sua via, la Renò 4, il gradino schiaccia-chiappe, il campanello di Lisa. Mentalmente sale i gradini, i suoi piedi assaporano il tepore chiaro del marmo. La porta è socchiusa, l’apre e lei è lì, alla finestra del bagno. Nel lavandino gocce di rosso sangue e una lametta ancora tiepida. Un’angoscia lo prende con violenza, Lisa cerca di tamponare l’ultima ferita con vari strati di tenderly. La carta succhia con troppa velocità il sangue, ne serve dell’altra. Lisa si toglie il maglione, non deve lasciare tracce. Non ha il reggiseno e si guarda nello specchio, di profilo. Riprende il suo rituale e accarezza con la sua unica inossidabile amica la pelle troppo bianca dei seni. Si guarda i polsi, anche stavolta scaglia lontano la vecchia gillette e piange… Ulisse scappa via, una fuga caotica lo rispedisce sul ponte della vita e della morte. Quell’allucinazione era troppo reale, smette di cercare palliativi mentali, focalizza i suoi pensieri solo sul teatro. Ora lo vede, è una costruzione sbilenca, il legno tarlato dell’insegna conserva solo qualche lettera scorticata. Una T e una R con scaglie di giallo. Le pareti sono grigiastre e zeppe di crepe e solo un telone li separa dall’ingresso. Nicodemo scosta il panno pesante di polvere, avanza sicuro senza neanche aspettare Ulisse, sparisce tra i corridoi. Il ragazzo ora è solo tra le lampadine multicolori che gli dipingono sul volto la faccia di un clown triste. Non riesce a scrollarsi dai capelli il ricordo di Lisa e di quella lametta che le carezza i seni. Si agita tra le ragnatele che gli sfiorano la faccia come dolci amanti tradite. Non ci sono finestre e l’aria è opprimente come velluto. Cammina a passi lenti cercando le risposte che Nicodemo gli ha sventagliato davanti. Arriva a una porta chiusa, non bussa. La maniglia gli resta nelle mani e qualcosa lo risucchia dentro e lo scaraventa su una poltrona da cinema. Gli dicono di stare zitto, Ulisse non riesce a vedere, gli occhi faticano ad abituarsi, il buio della sala lo inquieta. Il sipario si alza su un attore con la faccia dura di chi non dorme da mesi. Aspettava qualcuno o qualcosa dietro una porta chiusa. Non aveva la chiave e si dannava in inutili girotondi vagheggiando pensieri contorti. Si spegnevano i riflettori e poi si riaccesero sugli occhi dell’attore, era invecchiato da una scena all’altra, sempre lì, dietro quella porta a giocare con le illusioni. Tossiva una tosse di vecchie sigarette, di notti insonni, di stanchi amori trascinati controvoglia. Gl’interessava solo sapere che c’era dietro quella porta, aveva atteso tutta la vita dietro quella porta forse terrorizzato da una vita vuota. Gli occhi vagavano dalla porta alla finestra dove una luna gelosa gli chiedeva attenzione. Stava seduto su quella sedia scomoda e scricchiolante, suonava ancora quella melodia densa di malinconia. Dietro quella porta ci dovevano essere le risposte che aveva cercato per tutta la vita, non s’era mai stancato di aspettare. Aspettava ancora quando la Morte bussò dall’altra parte della porta chiusa. Finalmente la porta s’apriva e una donna nuda entrava fasciata in un velo nero troppo sottile. I capelli neri svolazzavano nel vento freddo della sera, suonava quella stessa melodia all’arpa che trascinava dietro di sé. Suonò mentre piangeva e senza parlare abbracciò l’uomo che l’aveva aspettata per tutta la vita. Il sipario calò sul velo che fasciava i due amanti in un abbraccio senza fine.


Il pubblico applaudiva il fascino crudele della Morte e la passione di quell’uomo che aveva scelto di dedicarle tutta la sua esistenza. Anche Ulisse batteva le mani con una nuova tristezza negli occhi. I suoi pensieri sfrecciavano lontani, attraversavano distanze stellari e andavano ad accarezzare Lisa, la sua bocca, i suoi denti bianchi, i suoi occhi neri.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...