Mi vedo come una foto: seduto sul divano con la fusione in atto e tutte le cellule che muoiono spazzate via dall’erba.
Mi vedo lì a parlare con Jesus Christ.
E la cosa bella non è vedere J.C., ma vederlo con una birra, la coroncina di spine e vedere che lui mi parla come se fossimo amici da sempre. Vuole sapere perché sono ridotto così e allora gli parlo della mia vita, della piega che ha preso. Sa che mi chiamo Ulisse e sa della mia storia con Lisa ma lo vuole sapere da me e io riesco a parlargli liberamente come non mi capitava da anni.
Il pavimento puzza di sambuca, l’ho scagliata io e lui sa anche questo.
Gli chiedo perché non si leva quella coroncina e lui mi risponde che non se la leva perché ormai lui è J.C., quello con la corona di spine, lo chiamano anche the King e ormai quella corona fa parte di lui, si sente nudo quando se la toglie.
“Mi capita lo stesso quando mi tolgo il cappello giamaicano” gli dico io.
Vorrebbe aprire un gruppo con i suoi vecchi amici ma ha avuto un pò di difficoltà a trovarli, soprattutto c’è rimasto male quando ha saputo che Juda si è impiccato, una perdita immensa.
“Era un pò appiccicoso”, dice, “ogni scusa era buona per baciare ma come cantava lui… una volta ha cantato anche al Sinedrius e gli hanno dato trenta sacchi. Ma era un’arrivista ed era geloso…”
Ma a JC gli dispiace, sul serio. È fatto così, il vero e solo Re ama tutti.
“Una volta ho detto che dovevate amarvi l’un l’altro come io ho amato voi.” Mi risponde e aggiunge con un dubbio su ogni baffo: “Ma allora come vi devo amare io? Io vi amo come io amo voi pare uno scioglilingua senza senso. Mi sembrava una frase carina, una di quelle ad effetto, tipo quelle che dice Ligabue tra una canzone e l’altra. Possono essere pure cazzate ma tutti applaudono…”
Gli guardo quel poco di palmo che si vede ora che la birra è quasi vuota e ci resto strano, lui se n’accorge e mi chiede: “Perché ti sconvolgi tanto dei miei buchi? Quando Marylin Manson suona e si allarga la pelle a colpi di rasoio tutti lì a delirare…” e io prendo altre due birre.
Io e J.C. parliamo, beviamo e parliamo ancora. Vorrei che restasse sempre con me, glielo dico senza tirarmela da duro.
“Sono sempre con te…” mi fa lui “…tranne quando sono in tournee…” sghignazza e quel sorriso mi si attorciglia dentro come una palla di spaghetti di soia al ristorante cinese.
Prima di andarsene mi dà il suo ultimo cd.IL MIO NOME É JESÙ.
 Ha sound J.C., sound da vendere e ti parla dritto al cuore. Canta meglio di John Lennon, soprattutto da quando si fa accompagnare dagli assoli di Gabriel and the angels. Quella musica mi vernicia gli occhi di speranza e non cerco boccette d’acquaragia per tirarla via.
“Jay ti voglio rivedere” glielo ripeto.
“Non hai bisogno di fumarti quella per vedermi.” mi strappa la canna dalla mano  e continua: “So sempre raggiungere i miei fan.” e se ne va.


Rimango lì, solo e mezzo addormentato, al limite della mia bassissima sopportazione alcolica con un sorriso a trenta denti (ancora quelli del giudizio non mi spuntano!) che mi riempie la faccia…


continua…

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