Vaniglia e Jack3ore stavano seduti, zitti. Si vedeva un palmo che qualcosa era successo, lo sapevano tutti. Non bastavano più le battute sulle otturazioni e sulle sputazzate che spiccavano il volo su ogni vocale ululata dal prof. Era successo: il cazzeggio aveva perso il suo gusto proibito, era diventato un’insaporita abitudine. Gli occhi di Jack3ore erano un pò smozzicati, aveva dormito ancora meno con il ticchettio della sveglia che sembrava lì lì per esplodergli in testa. avevano semplicemente fatto una cazzata, capita. E le cazzate possono essere modificate, basta riscrivere il passato, raccontarlo a più persone possibili e quell’utopia si concretizza come un porro sul naso, un porro pieno pieno di pus del rimorso.
Ok, il fumetto era bello che andato e sulla porta le formule magiche per tornare indietro erano sbiadite, dovevano andare avanti e rimediare a quel casino. Si guardarono fissi, senza pozzanghere sugli occhi. Vaniglia era a secco, le aveva spese tutte le sue lacrime a cercare di capirci qualcosa. Lui era stato chiaro: puoi fottere chi ti pare ma voglio solo onestà e consapevolezza. Ecco: due parole che poco a poco stavano scavando nella testa della popputa. Era nuda, davanti allo specchio e si ripeteva quelle due parole, forse lo faceva per darsi coraggio: consapevolezza era quella che masticava con maggiore fatica. Le tornò in mente la faccia di Steve: Steve ubriaco che le vomitava sulle scarpe e le spippolava la testa con tutta una teoria sul ruolo dell’olfatto. Parlava con tutte le pause al punto giusto, ogni tanto si fermava per riallineare i peniseri, un altro conato color zucchina sfumata e continuava, come se fosse il salotto di qualche dannato caffè letterario. Non condivido le tue idee ma starò con te. Lo diceva sempre e il brutto della faccenda era che lo diceva seriamente, senza ironia, senza ridacchiare. Da quando Steve s’era accoppiato stabilmente tutto era andato a puttane, Vaniglia lo sapeva, almeno con lei stessa le bugie se le poteva risparmiare. Non c’era nessuno a tirarla fuori dai pasticci. La cassa era lì e c’era abbastanza sambuca per mandare a nanna i sensi di colpa.


 

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