Bagheria, il mondo non finisce in provincia del nulla


Li ho rivisti tutti, come in quella poesia di Nazim Hikmet, li ho rivisti tutti: erano lì gli amici di ieri. Li ho visti aiutato dal vino ma li ho visti e io scivolavo, scivolavo pensando ai bonobo.
Mi dici che non riesco a sbottonarmi mai, che altrimenti sarei un ottimo santone e un pessimo scrittore.
So scrivere, pensare, aspettare e pedalare. Forse ieri avrei detto che era abbastanza…
Amo le parole e amo i verbi.
Ero strafatto di avverbi e aggettivi, poi ho smesso. Perché le frasi si sposano bene solo con personaggi che vivono sul bordo bianco che lacera l’unità delle vignette, personaggi e azioni schizzate dai verbi.
Amo la filosofia, non so dove ma un giorno ho letto una frase-faro: pericolosi e indispensabili i fari, abbagliano noi, zanzare squillanti che ronziamo nelle orecchie del mondo, col fascino dei loro 10000 watt.
Filosofeggio “per andare al mercato e vedere di quante cose riesco a fare a meno”. In questo però resta il dubbio altaniano: vorrei sapere chi è il mandante di tutte le cazzate che faccio.
Pedalo ancora nel fiotto dei ricordi, mi vedo disteso su una balena a parlare dei trucchi di Super Mario, lì, sulla schiena della balena che sbuffa su di me impallindando i ricordi che il mare dei Sargassi lascia in balia delle avances delle anguille.


pensato di traverso su un rutto del Centro Sociale (Montagnola occupata)


 

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