Come una luce che si accende con un guizzo, le imposte di una finestra lassù si spalancarono, un uomo debole e sottile in quel punto alto e lontano si chinò d’un colpo molto in avanti e stese le braccia ancor più davanti a sé. Chi era? Un amico? Un brav’uomo? Uno che provava compassione? Uno che voleva aiutare? Era uno solo? Erano tutti? C’era ancora un aiuto possibile? C’erano delle obiezioni che erano state dimenticate? Ce n’erano certamente. La logica, è vero, è incrollabile, ma non si oppone a un uomo che vuole vivere. Dov’era il giudice che non aveva mai visto? Dov’era l’alto tribunale al quale non era mai arrivato? Sollevò le mani distendendo tutte le dita.


Ma uno dei signori mise le mani sul collo di K., mentre l’altro gli immergeva il coltello nel cuore e lo girava due volte. Con gli occhi che si spegnevano K. vide ancora come, vicini al suo volto, i due signori guancia a guancia contemplavano l’esito. “Come un cane!” disse, era come se la vergogna dovesse sopravvivergli.


(la fine de Il processo)

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