Io sono il treno. Vi sento seduti su di me e vi vedo mentre mi entrate nella pancia. Adolescenti assoluti, donne incazzate, uomini con la faccia storta sulla Gazzetta dello Sport. Siete qui. Avete gli occhi incrostati di sonno.
Io sono il treno. Devo solo portarvi a destinazione. I binari mi grattano le ruote e arrivati nelle stazioni vi lascio andare per le vostre strade. Va così il mondo. Non mastico pensieri troppo profondi e mi spaventa chi lo fa. Voi non perdete tempo, scendete subito, come se vi facesse schifo restare anche un altro minuto dentro di me.
Io sono il treno, sui miei sedili si incrociano migliaia di vite, vedete il cielo nei miei finestrini e sono io che vi cullo sino alla vostra stazione. Pagate il biglietto, svelti, inizia un altro viaggio. Porterò voi e i vostri pensieri sulla rotta degli aquiloni.
Io sono il treno e voi siete i miei figli. Sento paure, angosce, felicità rare e sempre stanchezza. Pagate il biglietto, obliteratelo e rispettate le giacche verdi. Non cercate specchi vuoti, il vuoto è nei vostri occhi.
Io sono il treno. Io vi conosco.Io vi amo.Io sono voi. Voi siete miei.


(l’altro giorno, appuntata sul retro del programma di Storia della filosofia medievale)

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