(STROZZARICORDI – toninopintacuda)


Slaccia quella cintura. La spia s’è spenta e il comandante e l’equipaggio ringraziano.
Tieniti solo quel nome e tutti i ricordi che strozza. Vent’anni dopo torni a casa, avevi detto al mare che non saresti più tornato ma lascia perdere le vecchie promesse nell’abbraccio di tua madre e nella stitica mano di suo marito.
Ti dicono tutti di non farlo ma già lo sai che quella foto tornerà, tutte le notti ti ripeterà dagli angoli che non sei riuscito ad aiutarlo.
Diglielo.
Diglielo ai suoi genitori che avevi solo vent’anni e c’erano ancora i Beatles, tutti e quattro a cantare che all you need is love, tattararaaa… Hai perso la grinta, l’hai persa in troppi bar a vomitare in quei cessi e Kafka alla fine ce la farà a mangiare come un uomo, si toglierà la bombetta e suo padre sarà finalmente felice.
Sarai fiero pure tu, papà, che le basette e la barba sono state scopate via dal barbiere. Pure tu, mamma, sarai fiera ma questo cemento m’aspetta da troppo tempo.
Il vento mi soffia sul borsone e quello lì vende ancora le castagne calde calde e racconta ancora com’era buona la cioccolata degli alleati alla fine del 43. Il presente non esiste che appena parlo il futuro è già passato e quante schedine strappate e sbagliate solo per tre X. L’indice esita su quel dannato campanello bitonale con i suoi din don sempre uguali e magari ce la faccio a dire che Gianluca è morto. La voce è mia a in testa ancora Kafka con la sua faccia storta sotto la bombetta per le vie di Praga con troppi sogni tormentati da cui svegliarsi sulle zampine di Gregor.
Gianluca è morto e io odiavo il suo lampadario a forma di Snoopy, ci sbattevo sempre la testa quando salivo sulla sedia per prendere i giornaletti da quattro Pater Noster e due Ave Maria.
Sapevano già, i suoi genitori sapevano tutto. Lo capivi solo ora che gli scheletri stanno sempre in buona compagnia, fai quel gioco, rinsegui i pensieri al contrario e non capisci ancora che quel taglio a Y ce l’hai pure tu, nel petto, che tutte quelle corse sulla vespa non le metteranno nella formalina, tra cuore e cervello solo lo Spaventapasseri e l’uomo di latta sapevano scegliere ma nessun sentiero dorato da seguire e nessun pensiero felice per volare su Bagheria.
Gli aquiloni si sono impiccati sulle antenne e non puoi liberarli.
Ti resta solo polvere nell’imbottitura di velluto, solo sangue sui bisturi che sgocciola nel buco del tavolo d’acciaio.
Solo sangue sui bisturi. Scivola via.
Dal taglio a Y.
Dal biglietto obliterato sui sassi d’Itaca.


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