5 anni dopo


La descrizione di un attimo. La ascolto mentre scrivo. Eh, già, la descrizione di un attimo è stata la prima cosa pensata nel rivederti. E tutta l’allegra combriccola col cervello ancora più trifolato, molta più barba, meno illusioni e più disamori nelle dita.
Ma quale attimo mi hai ricordato?
Troppi e tutti assieme. L’altra notte ti pensavo, capita spesso quando l’unica voce nella notte è quella dello scaldabagno. Ci sono notti che il letto a due piazze è troppo grande, anche per i ricordi. Il presente non esisteva.  C’ero io e c’eri tu, ci bastava. E pensavo che magari potevo diventare Qualcuno e  avere almeno tre cani e sei gatti e vedere crescere loro e noi su una spiaggia greca, sì una casa in Grecia, a respirare la stessa aria di Platone, di Socrate, di Omero… Vivevo di immagini e di tramonti starnutiti sulla terra solo per noi.
Sì, l’altra notte era troppo vuoto il letto. Mi perdo ancora a Palermo e voglio girare il mondo con l’infinito che mi mastica il futuro. Non leggo più tanti libri, ne leggo abbastanza per riempire un’altra riga del libretto universitario, mancano una manciata di materie e poi sarò pronto per la depressione da disoccupato. Bacerò un’altra donna  e cercherò ancora i tuoi occhi, avrò abbastanza da dire?
Amo le canzoni dei Beatles solo se le cantano i Beatles, amo quella sfumatura di occhi solo nei tuoi occhi.

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