Gli scarafaggi, la margherita fortunata e il sogno di qualcun altro



Dicono che gli scarafaggi possono vivere anche nove giorni senza testa, poi muoiono. Principianti! Basta guardare per dieci minuti la televisione italiana e capire che da almeno due anni anche noi viviamo senza testa. Due anni! Ventiquattro mesi! 730 giorni! 17640 ore!… Da quando Silviuzzo è sparito dai mega cartelloni per ricomparire centuplicato, dilatato, stantuffato, spetazzato su ogni singolo programma/lezione universitaria/ raduno sportivo/ scritte goliardiche non si pensa più.


Dovunque c’è lui, criticato, deriso, divinizzato, apprezzato,  vomitato, scacciato, tacciato, anodizzato. Sempre. È riuscito nel suo intento, voleva diventare onnipresente e c’è riuscito, era stato onesto: diciamolo! S’era presentato nel 94 come l’unto del Signore, l’unico e vero re e ha mantenuto la parola. ricordo giulivo quando arrivò il postino con la copia che lo stesso Silvio aveva imbustato per me della sacra bibbia: una storia italiana. Lui, così ingenuo, fissato per sempre nell’atto del cogliere quella fortunata margheritina. Si vedeva già che le sue spalle erano pronte a portarci lontano… Perché non passa giorno senza che non ci scappi almeno un pensiero pro-contro Berlusconi e il Berlusconismo. Poveri scarafaggi: solo nove giorni!


Noi da due anni abbiamo volontariamente azzerato ogni riflessione critica. siamo solo CONTRO o PRO- Berlusconi. Nessuno che però ci convinca argomentando uno stra-emerito nulla. Già: il nulla è qui. Non siamo nelle pagine della Storia infinita, ma quasi. La politica…Ah, la politica! Non saremo mai come loro, lo gridavamo forte nemmeno troppo tempo fa. E ora? Nulla, vuoto pneumatico, volteggiamo aspettando i Simpson, Striscia la notizia e la Gialappas. Purché ormai tutti i tg sono lì, che si sfregano le mani e segnano le vittime della guerra sul manico dell’auditel. già, non si esce dal sistema. Accendi anche una volta sola la tv e sei fottuto. Non puoi uscire più dallo schermo. Tutto si rifarà sempre al mondo televisivo: sei sulla metro e parlano di eventi telespettacolirizzati, scendi e cammini verso la facoltà e l’edicolante ti passa il giornale ridacchiando sulle battute che riesce a ricordarsi dallo Zelig di ieri…


Poi i programmi che guardiamo noi si basano tutti sul meccanismo meglio noto come serpente che si mangia la coda: è tutto un viscido 69! Ridiamo coi programmi che sfottono altri programmi. gli imitatori ridacchiano esasperando alcuni tratti di presentatori, al cinema paghi 6.50 € per spaccarti la testa a vedere il seguito ideale di quello che hai lasciato sul piccolo schermo. Ricordati di me ci fa due palle così con tutta la pippa sociologica della donna velina, i sociologi prima di buttarsi a capofitto indistintamente su madri assassine, branchi di baby-stupratori e guerrafondai ci hanno svelato tutto su questo meccanismo di auto identificazione. non sei nessuno se non passi almeno negli shot di Italia 1.


Stamattina mi sono svegliato con l’incipit per questo pezzo: ho acceso il pc e lanciato word e poi sono arrivate due immagini. Una era un’auto-citazione che appiccicherò col taglia e incolla alla fine del primo ciclo di questi articoli, l’altra era di Lewis Carrol (Attraverso lo specchio).


Passato lo specchio finiamo nel sogno del Re rosso, un topos questo del sogno sognato da qualcun altro. Io non lo so se questa qui è la vita, forse ancora sono nell’albergo di Praga con il complessino jazz che ho visto sul ponte Carlo stamattina, sì, di sicuro è così. Non ci sarebbe un’altra fottuta guerra, è impossibile che ancora qualcuno decida di sognare la nostra vita, sbatterci nella panza metallica di un carro armato e mandarci a rompere le palle al Medio oriente.


Sì, qualcuno mi (ci) sta sognando. Non può essere che il sogno di qualcun’altro: io sono solo un pupazzetto digitale, sono un sims e tra poco mi sveglierò anch’io. E smetterò di sognare la guerra, le bandiere della pace e la risata di Silvio. Lo spero.




Dicotomico

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