La consapevolezza e l’aquilone


 Questi sono gli anni che nessuno sceneggiatore decente prenderebbe in considerazione. Sto pensiero mi è spuntato stamattina rileggendo un bella frase della Yourcenar: c’è stato un periodo in cui c’è stato l’uomo. Solo. Quando gli dei non c’erano più e Dio non c’era ancora.
Ditemi se ‘sta frase, tralasciando i ghirigori che si tira dietro la riflessione teo-storiografica, non s’adatta perfettamente alla nostra attuale condizione. (Crediamo in Dio? Vogliamo vivere come Gesù? Niente da fare: da 12 a 30 anni c’è solo un buco nero. Lasciamo Gesù al tempio a discettare con i Dottori e lo ritroviamo uomo fatto che inizia a reclutare i santi apostoli.)
Siete più pratici? Bene lasciamoci guidare dalla Grande Madre catodica: Tivù, aiutaci tu! Vediamo il panorama di vecchi e nuovi telefilm, cartoni e Compagnia bella.
La storia dei Simpson inizia in medias res, niente flashback nella prima serie per spiegare le origini dei grandi gialli. Ci sono flash back bugiardi che non possiamo seguire se ci autodefiniamo amici della verità. Orientiamoci solo con una bella puntata abbastanza coerente, troviamo Homer capellone che conosce la ribelle Marge che ancora ha i capelli che rispettano la forza di gravità. Si conoscono e si innamorano durante l’ultimo anno del liceo. Ecco lasciamo il resto e concentriamoci su questo punto: l’ultimo anno del liceo. Ce lo ricordiamo tutti… magari dilatiamo qualche dettaglio per coprire qualche vuoto e piatto giorno ma siamo abbastanza nostalgici per farlo diventare un periodo fantastico. Un eden inirragiungibile. Siamo abbastanza teste tonde da aver già idealizzato i pochi anni che ci siamo lasciati alle spalle… Abbiamo filtrato  i ricordi e alla fine c’è rimasto il Liceo, lì a sfavillare come se fosse stato chissà che cosa… E se ci fermiamo un minuto a pensare siamo abbastanza onesti da dire che la preferenza è motivata.
Durante il quinquennio liceale cazzeggiavamo come abbiamo cazzeggiato e come cazzeggeremo per il resto della vita ma per la prima volta era un cazzeggio consapevole. E scusate se è poco. Gli anni della fanciullezza sono lì, intrappolati nei rettangoli lucidi della kodak ma mancava la consapevolezza. Mettetevi sta parola e schiacciate il loop. Ecco ripete con me: consapevolezza. Bella parola, veramente bella. Tutti i bei ricordi son tali solo perchè eravamo già consapevoli che ci aspettavano i doveri e, consapevolmente, li lasciavamo lì. Sfilze di compiti restavano solo scarabocchi sulle righe del diario e bastava poco per fuggire via da lì. Al ragazzino in braghe corte del dopoguerra bastava carta e spago e lanciare un aquilone nel cielo… A noi era sufficiente avere il telecomando tra le mani, un pallone tra i piedi… E siamo cresciuti, tutti qui a dire che prima andava meglio. Bubbole. Bubbole. Bubbole.
Continuo la cavalcata, seguitemi. E piano piano il liceo è finito. E siamo finiti all’Università. Ecco. Altro snodo fondamentale. La tv qui ci ha educati male per svariate ragioni:
1)il sistema scolastico dei vari e avariati telefilm cult era totalmente diverso dal nostro. Loro avevano i college e le confraternite. Noi se ci finiva bene avevamo giusto giusto le aule e un banco e uno spiazzo d’erba.
2)Nei telefilm non studiava mai nessuno. Come d’altronde nessuno espletava le sue funzioni corporali. La seconda ci veniva difficile ma la prima notazione era fin troppo facile.


Basta con l’elenco puntato, ritorniamo alla magica parola: consapevolezza. La scelta universitaria era la prima scelta consapevole. Come il cazzeggio assume un altro gusto perché sono io che, pur avendo qualcosa da fare, volontariamente non la faccio, allo stesso modo la scelta universitaria doveva essere la prima scelta degna di tale nome. è andata come è andata.
Voi dite e tutta sta pippa che c’entra con la  politica? C’entra, c’entra: assumete un altro punto di vista. Tutti i programmi televisivi che ci hanno trifolato il cervello erano trasmessi da un network ben definito. Ai tempi era la Fininvest… Fate due più due e capite che Emilio Fede o no, il biscione è al potere anche per colpa nostra. E la cosa più preoccupante è che noi un giorno nascerà il figlio di una generazione tirata su con i Pokemon, senza la dirittura morale di Candy Candy e la lealtà di Holly e Benji.


Ritornando all’incipit: questi sono gli anni più difficili. Si liquidano presto con una didascalia in un fumetto, con lo stacco tra prima e seconda parte in un romanzo, nella fine del primo tempo al cinema. Noi dobbiamo viverli. Che culo!


Dicotomico

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