Non ci si può baciare i gomiti, stasera ci ho provato e riprovato: niente da fare. Odio le catene di sant’antonio di mail proprio per questo… arrivano cose infinitamente carine, come sta cosa qui dei gomiti ma ti restano appiccicati dubbi esistenziali: cavolo! Sono campato 21 anni senza sapere che anche volendo non potrò mai baciarmi un gomito! Meglio l’ignoranza? Preferite davvero non sapere come va a finire nuovo buco? (Di sicuro avete pensato:”e ora dove va a parare ‘sta cazzata dei gomiti?”) Era solo un excursus delirante per prepararvi all’ultimo delirio. Basta con i feuiletton: stasera il black hole chiude.


Forse. (il dubbio è uno dei nomi dell’intelligenza)

(11)
Il sottomarino giallo lo inghiottì dentro la sua pancia metallica e i fantasmi lo strapazzarono di coccole.
C’erano tutti: Bob Marley con tanto di cappello giamaicano, Kurt Cobain con l’aureola, suo padre con l’ultimo cd dei Beatles, il vecchio Dike con un altro topaccio tra i denti bianchi e Kafka con il suo piccolo scarafaggio.

Voi non siete morti… come fate ad essere qui sotto?- sputò sta domanda ai Beatles e John gli rispose.
– Nessuno è morto, nessuno può morire nel sottomarino giallo. Noi continuiamo a vivere ogni volta che qualcuno semplicemente ci pensa o fischietta sotto la doccia una delle nostre canzoni. – Lo disse e iniziò a cantare. Tutti cantarono, perfino suo padre e addirittura Dike e lo scarafaggio. Forse anche il topaccio squittì qualche nota giusta.

– In the town where I was born
Lived a man who sailed to sea
And he told us of his life
In the land of submarines

So we sailed up to the sun
Till we found the sea of green
And we lived beneath the waves
In our yellow submarine

We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine
We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine

And our friends are all on board
Many more of them live next door
And the band begins to play

We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine
We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine

As we live a life of ease
Everyone of us has all we need
Sky of blue and sea of green
In our yellow submarine.

We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine
We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine

We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine
We all live in our yellow submarine,
Yellow submarine, yellow submarine! –


Che sound! Tutto il popolo del mare arrivò come se il sottomarino avesse promesso centomila posti di lavoro.
Qualcuno disse che quel sottomarino aveva dato vita ad un sogno e tutti tornarono a casa con il cuore traboccante di verde speranza.

(12)
Si svegliò inzuppato come un gran turchese. Sputacchiò un miliardo di granellini di sabbia e vide una cosa che non poteva essere lì. Il mare l’aveva sputato sulla spiaggia e gli aveva fatto un regalo. Gli aveva restituito la sua vecchia cazzuola. Si ritrovò a pensare a tutte le estati che aveva perso dietro a sogni in bikini mentre impastava caldarelle di cemento. La cazzuola era come l’aveva lasciata e la vide luccicare nella luce onesta del mattino e si lasciò illuminare da quel riflesso.

Aveva ancora quella moneta gialla in tasca, un piccolo dischetto di nichel e bronzo buono solo per una velocissima telefonata urbana. Il sole gli rimandava barbagli che lo lasciarono cieco per qualche secondo e in quel breve istante rivide l’acqua che gli riempiva i polmoni. Forse era morto e ancora non lo sapeva.

La moneta la lanciò ad una lumaca che passava di lì e lei lo ringraziò scotendo lievemente le sue viscide antennine. Si portò una mano ai capelli e toccò alghe e qualcos’altro che diede un altro scossone alla sua pazzia. Tra le alghe c’era il cappello di Bob! Non aveva sognato: era successo veramente.

-Sono pazzo solo che gli altri ancora non lo sanno. Per gli altri sono un normale, mediocre medicaccio della mutua. Non devo dire a nessuno quello che è successo stanotte, non capirebbero. Tu che ne pensi?- stava chiedendo consigli alla lumaca ma quella non gli diede retta, forse pensava che gli avrebbe fregato la sua monetina gialla.
Smise di nascondersi e scagliò con violenza cazzuola e cappello. Li scagliò dove l’acqua era più blu e li vide affondare lentamente come la sua vecchia vita. Gli stava dicendo addio e il mare stavolta parlò senza alghe sulla lingua.

STEFANO… PERCHÉ PIANGI? LO SAPEVI, L’HAI SEMPRE SAPUTO.
NON HAI POTUTO SALVARLO, NON È COLPA TUA. SMETTILA D’ILLUDERTI CON INUTILI PARADOSSI SPLATTER. QUELLA NOTTE AVETE SOLO CHIARITO TUTTO, NON HAI MANCO PENSATO DI SCUOIARLO. RICORDARE FA MALE…

Il ricordo tornò con tutta la sua forza. La luna sorrise nel cielo buio e anche Stefano sorrideva con il suo cappello giamaicano che gli penzolava sui capelli. S’erano seduti sulla terra bagnata e fumavano come vecchi Sioux. La loro amicizia non sarebbe mai finita, avrebbe resistito anche al risveglio dei morti. Magari sarebbero finiti nello stesso girone infernale a rosolarsi ben bene le chiappe sul calderone del vecchio Satanasso. Le alucce e le aureole non erano per loro. Meglio due paia d’ali di pipistrello, la codina a punta e pure il forcone appuntito.

Poi la notte era finita, svaporata via senza che se ne fossero accorti. Erano grandi e decisero d’andare a tagliarsi i capelli e magari pure le basette. Il 1980 era appena iniziato.

***

La campanella sbatacchiò quando entrarono e il barbiere li salutò scattandogli due belle foto ricordo. Diceva di collezionare tutte le teste che conosceva. Le forbici tagliarono e i pettini pettinarono e il barbiere fischiettava Penny Lane. A terra finirono i sogni del ’79, finirono a tener compagnia al foglio che il barbiere aveva strappato dal calendario. Dicembre 1979…
S’erano salutati alla stazione con i lacrimoni lì lì per scendere. Si sarebbero rivisti solo vent’anni dopo.
Gianluca dentro una cassa di pino silvestre con la faccia ricucita in tutta fretta e Stefano quasi completamente sbiellato.

Stefano decise di farla finita. Si legò una caldarella di cemento indurito al collo e si lasciò affogare.

(13)
Dissero che s’era suicidato.

Stefano non si sarebbe mai suicidato, amava troppo la vita. Aveva solo voglia di fare un altro giro nel sottomarino giallo.


Forse era veramente pazzo ma chi può dirsi normale?
Tu stesso che leggi, sei normale?
Tu che scrivi, sei normale?
Voi che ridete o piangete, siete forse più normali di noi?
Se fossimo solo gli sterili desideri di qualche stella caduta?


Fine?

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