4^ puntata: riassunto: Stefano è tornato, non sappiamo ancora perchè ma qualcosa incomincia a lampeggiare…

(4)
La colf era sua nipote, diciassette anni di verginità le pesavano sul sorriso che gli aveva offerto. “Dalla verginità si può guarire” era una delle sue massime giovanili, se la risparmiò per qualche partita al bowling.
Suo fratello s’era sposato una bionda naturale con tanto di pedigree, la vedeva negli occhi della nipotina. Doveva avere anche due belle tettone, n’aveva sfornato un altro. Un altro nipotino per rallegrare sta terra desolata. 
Carmelo era diventato uno stallone da riproduzione e lui che ancora perdeva tempo a cercare preservativi nel comodino? La Sicilia era un piatto bello pieno per chi sapeva rischiare e ti ricompensava con gli occhi dei tuoi figli. Lui vedeva i figli come ipotetiche fotocopie dei suoi spermatozoi, erano buoni solo come barattoli di scorta, quando un rene faceva i capricci c’era un figlio pronto a farsi una bella sosta nel pit stop.
-Zio Stefano, la nonna sta male. Io l’aiuto ma la scuola… e poi il nuovo fratellino, papà sempre con le sue bottiglie di vodka. La mamma che deve andar dietro il nuovo arrivato e ora…-
-Frena, frena. Io non ho chiesto niente a nessuno. Mi hanno cacciato, mi hanno bruciato i libri che amavo e tutti i dischi dei Beatles! Io non devo niente a nessuno. A nessuno. E t’avevo chiesto solo un caffè…-
-Aiutaci, solo tu puoi farlo!-
 
çççççççççççççççç
 
Piccola crisi di coscienza secondo gli standard americani.
Dialogo tra BENE E MALE
 
SCAPPA, SCAPPA DI NUOVO. FACILE E INDOLORE, SENZA SALUTARE.
Che vita è la tua? Rubi giorni alle tette del calendario di Max e dici di voler realizzare qualcosa di concreto. Ne hai le possibilità e scappi come un coniglio!
SCAPPA.
Resta.
SENZA DOLORE.
L’Amore perdona sempre, spera, crede, brucia.
SCAPPA
Resta.
SCAPPA. PENSA ALLA FIAMMATA CHE HANNO FATTO I TUOI DISCHI.
Resta. Pensa a chi era il tuo eroe da bambino.

Papà!

§§§§§§§§§§§§§§§§

– Se resto lo faccio solo perché certe notti non riesco ancora a dormire. Non lo faccio per te. Non t’illudere, i tuoi occhi di cielo sono pericolosi, ma io ne ho passate tante e non mi solleticano neanche un po’. E guai se mi ringrazi. –
Il caffè era una ciofeca informe e insapore, se ne pentì dopo qualche sorsata.
Finalmente i suoi grilli parlanti s’erano zittiti e ascolto felice quel silenzio. La coscienza l’aveva così sporca che ad Omino Bianco sarebbe venuto un quadruplo infarto alle coronarie.
Gli anni settanta erano tornati o forse non erano mai finiti.

Il cimitero era sempre lì, sulla collina. Dormivano lì, senza pace e senza nome. Decise di fare un giro da quelle parti e si fece accompagnare da sei birre.
Le scolò in brevi sorsi affannati. Quasi non sentì nemmeno il sapore di quella mezza dozzina di Moretti, il vecchio Baffone l’aveva preso per i fondelli e rideva sgargaroz-zando quell’eterno boccalone. S’accese qualche sigaretta senza essere troppo convinto e aspettò la notte.
Il guardiano notturno c’era sempre stato, un omaccione brutto come il Mondo e con un alito pestilenziale. Non fumava, giocava a fare bolle di sapone con il fumo, qualche boccata andava a tener compagnia alle nuvole della notte.

 

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