L’amore prima delle e-mail, questo ricordo vorrei raccontarlo… Ecco: c’è stato un tenpo che le parole riuscivano a mettermi a nudo. Mattoni di cinismo mi hanno fatto perdere ‘sta vecchia abitudine. Sono passati già due anni… è giusto lasciare qui i ricordi e andare avanti.(solo i nomi sono cambiati). Ricordare… troppo spesso fa male.

Bagheria,
Sicilia,
Italia,
Europa,
Il migliore dei mondi possibili
in uno degli infiniti universi.
un altro dove / un altro quando.

Ulisse Cerami

Avrei voluto scrivere Itaca per te.
Ma non sarebbe mai stata scritta, Itaca aveva significato in quel particolare momento della mia vita. Forse scriverò qualcosa di meglio per te. Ma non posso decidere io quando. Sai bene che la scrittura non chiede permessi, non rispetta le precedenze, quando viene devi interrompere tutto e prendere qualsiasi cosa (un foglio, una penna, la tastiera, il monitor, la vecchia olivetti) e vomitare quello che non riesci più a tenerti dentro la testa. E quando vedi quello che hai fatto raggiungi lo stesso piacere che ti dà una sola cosa al mondo. Non c’entra il sesso, l’unica cosa che ti dà quel piacere è una bella cagata. Riflettici su e vedrai che ho ragione. Quando stai per fartela sotto (in senso fisico) s’attiva un meccanismo di piacere che trova il naturale sfogo in quel gioco d’addominali e contrazioni che si risolve in quel puzzolente magma che riempie la tazza del cesso. La scrittura è lo stesso. Quando senti veramente che devi scrivere qualcosa, cerchi di trattenerla il più possibile, magari pensi che sia solo un’illusione (un po’ come quando rimandi la cagata e quando ti siedi era solo un falso stimolo). Ma se quella sensazione non ti abbandona più, devi scrivere, devi farlo, non devi perdere tempo a passare al setaccio le idee.
Ti ricordi quando parlavamo della canzone di Max Gazzè COLLOQIUM VITAE, quella che fa “ed un anno può sembrare un’ora con tutte le parole, con tutte le parole che vengono soltanto da seduti”. Io non ho dubbi, quel “seduti” si riferisce alla posizione che si assume sul nostro trono ideale.
Tutta sta parentesi sulla mia concezione della scrittura serviva solo per dirti che non ce la facevo più a trattenermi, queste parole mi stavano trapanando dall’interno. Potevo anche dirtele ma ci sono momenti in cui mi perdo nei tuoi occhi (sei liberissima di dire che cazzata retorica! ma è così), ci sono quei delfini che mi rapiscono e mi aiutano a raggiungere qualcosa, non so cosa ma penso che sia felicità. Non sono molto esperto in questo campo, anzi mi accorgo e sono contento di questo, di non sapere assolutamente nulla.
È difficile ma sto spezzando la catena che mi condannava a un ruolo che non mi apparteneva, quella catena era il 100 e menzione, credimi, brucerei quel fottuto diploma.
Tu dici che i delfini sono affogati, ti rispondo che aspettano il momento per riemergere più vivi che mai.
Mi dilungo spesso su un solo argomento (con tante scuse a Max Gazzè per la citazione), lo so.
Il nostro rapporto (che brutta parola!) aveva preso una brutta piega, lo sappiamo. Ero veramente diventato il ragazzo delle tue tette (per altro bellissime – a cuccia l’ironia – me lo dico da solo. Vedi come s’intrufola pure mentre scrivo?) e veramente la discussione s’era ridotta allo schiocco del reggiseno. Non cerco motivi né giustificazioni, se tu mi hai eliminato dal programma televisivo era necessario farlo. La nostra nave stava affondando e tu hai fatto bene a strapparmi il timone. Hai salvato la nave buttando giù dal ponte un Ulisse che
mi stava sul cazzo. Però ora un altro Ulisse è arrivato cavalcando quei delfini che piacevano tanto anche al suo predecessore.
So benissimo perché sto con te, o meglio perché ti resto accanto. Ma dirtelo o scrivertelo sarebbe una mossa avventata sulla nostra scacchiera. Sarebbe qualcosa che potresti fraintendere per mossa strappalacrime.
Non stavo con te per la tua lingua (so essere spietatamente onesto), non stavo con te per i tuoi seni (niente ironia stavolta), non stavo con te per dare un valido aiuto al consumo mondiale dei preservativi (l’ironia ritorna!). Posso dirti che ti resto accanto perché mi hai fatto leggere le tue poesie (con tutto quello che ha significato per me questo grande gesto) ma non solo per questo, resto con te perché mi piace quando sbirci in continuazione l’orologio, resto con te perché tu sei Lisa.
Non credo che tu mi abbia mai mentito e non voglio saperlo. Quando sei con me, Lisa è Lisa con tutte le sue dicotomie. Anche tu ne hai parecchie e te lo dice un esperto. So benissimo di essere lacerato ma non stiamo giocando a scacchi, se fosse così citerei (e so quanto a volte sono fastidiose le mie citazioni, ma non posso evitarle perché quando sono con te Ulisse è Ulisse) De Gregori.
È troppo tempo, amore, che noi giochiamo a scacchi
Mi dicono che stai vincendo e ridono da matti.
Ma io non lo sapevo che era una partita
Posso dartela vinta e tenermi la mia vita.
(NON C’È NIENTE DA CAPIRE)


Capisci? Non stiamo giocando a scacchi. Non dobbiamo giustificarci di continuo e non dobbiamo aver paura di dirci apertamente le cose. Tu lo hai dimostrato ma perché l’indomani ti sentivi un verme? Quello che è successo venerdì (il mio finto arruolamento) non era per vedere se tu ti saresti strappata i capelli, non eri tu la vittima dello scherzo, era semplicemente Michele.
Vedere la sua reazione. Non ha funzionato perché Michele mi conosce meglio di mia madre. Lui mi ha impedito di suicidarmi quando è finita con Stefania. E quando succedono quei cretini battibecchi lo facciamo perché è nell’istinto di noi maschi (non ragazzi, non uomini ma maschi), dobbiamo ogni tanto manifestare una sorta di gerarchia, saranno strascichi di vita preistorica. Ma restiamo sempre amici pure che ci scanniamo a vicenda e inutilmente. Noi diciamo di non capire le donne ma sappiamo benissimo che le donne (non femmine, non ragazze ma donne) non potranno mai capire il nostro comportamento ormonale. È giusto che sia così. Non potrò mai capirti a fondo e tu non potrai capire mai a fondo me. Non importa.
Non crederò mai nell’amicizia tra uomini e donne, ragazzi e ragazze, maschi e femmine. Se rifletti la nostra non è amicizia, è qualcosa che c’è ma che non si può definire. Non ho nessun’intenzione di passare notti insonni per trovare una catalogazione che vada bene per due persone come noi. Siamo solo Ulisse e Lisa. Ma meglio solo Ulisse che Ulisse solo. Non so se si può dire lo stesso di te, sono cose che solo Lisa può sapere.
Per auto-citarmi (sto incominciando a essere antipatico anche a me stesso), le definizioni le lascio agli scribacchini occhialuti con il moccio al naso.

Mi sembra di aver detto abbastanza, meglio chiudere prima di diventare noioso, il resto possiamo dircelo benissimo a voce. Cmq mi è sempre interessata la tua quotidianità ma ancora sono in cammino, non ho ancora raggiunto il senso della misura. Forse non lo raggiungerò mai. Potevo diventare esasperante. Chi non lo è? (lo so che stai sorridendo.)
Non ho voluto gettarti nell’immondizia (impressione tua, ovviamente), era solo un gioco. Non potrei mai farlo. Forse! (sta cazzo d’ironia non vuole staccarsi, peggio d’una zecca in calore).
Sai dove abito, sai il numero di telefono. E io so dove abiti e so il tuo numero. Se i tuoi pensieri mi concederanno altri balli io ci sarò (883 per concludere in bellezza! Smettila di ridere!)

P.S. Se pensavi che quella dello gnomo era una goccia di pazzia.

Non ricordavo il mondo così mediocre, non lo era quando parlavo con te. Non so se la storia è fatta di piccole storie o da grandi impronte, vorrei saperlo, vorrei che qualcuno me lo dicesse, proprio come tu vorresti stare in un libro. Piatto pieno, nessuna, NESSUNA decisione da prendere.
Ho in fondo una specie di sicurezza che tornerai, allora ti darò questa lettera, potrei aver appena finito di scriverla o averla scritta da un po’ di tempo fa. Chissà…
Ti penso in continuazione, a che serve negare? Credo che il mio errore sia di cercare in te, anche nel tuo ricordo, delle RISPOSTE, il tuo errore, se mai c’è stato, non so quale possa essere. Forse aver detto TI AMO alla persona sbagliata. Nessuno mi aveva mai baciata… in un certo senso sei stato il mio primo ragazzo (Gianluca non passa e non conta). E credo che questo sia stato un bel problema… la prima storia… bisogna abituarsi, ambientarsi… è una situazione nuova e se subito si fa tanto complicata e gigantesca… sono scappata via, questa storia mi pesava come un macigno. Ma è anche probabile che siano tutte belle parole che adesso penso ma che potrei rinnegare in qualsiasi momento.
Dire che mi manchi è fare un passo indietro, dare eccessivo valore al passato, sperare che ritorni, come nei più banali romanzetti rosa. Però… è questo che siamo stati? Un banale romanzetto rosa? Chi può dirlo…
Ho scritto per te un po’ di versi, con la solita pessima qualità e nessuna attenzione alla metrica e costruzioni varie che però in fondo rivelano il vero genio. Il genio che seppure in GABBIA…
Sarebbe bello scriversi, amicizia epistolare, non credo potrei mai scrivere qualcosa che ti induca a rivedermi, poi tutto dipende da ciò che tu vuoi fare, dall’importanza che mi vuoi dare. E io? Dove ti ho messo? Credo in vetrina, o meglio in libreria, il posto delle sorgenti d’ispirazione, credo non sopporterei la tua quotidianità, non tollero che a stento la mia adesso… la tua macchierebbe la pagina del libro. Ed ero io a farti tutti quei bei discorsi sul valore della quotidianità, fino all’ultimo ho creduto sul serio a ciò che dicevo… ma tra noi la quotidianità, quelle briciole che ci sono state hanno solo macchiato per terra, solo disordine. Della quotidianità del resto del mondo non so se sarei capace di farne a meno.

Sta piovendo, per stasera è certo che non verrai…

Lisa, qui e ora.

Bagheria,
Sicilia,
Italia,
Europa,
Il migliore dei mondi possibili
in uno degli infiniti universi.
Ancora un altro dove,
ancora un altro quando.

Ulisse Cerami


IMPRESSIONI A CALDO, ANZI, IMPRESSIONI BOLLENTI
DOPO LA LETTURA DI
JACK FRUSCIANTE È USCITO DAL GRUPPO


Ho finito di leggerlo e mi è piaciuto. Mi è piaciuto così tanto che avrei voluto scriverlo io.
Per farti capire quanto mi è piaciuto ti spiego come e dove l’ho letto, tanto tra noi sono cadute tutte le false inibizioni.
Dopo che abbiamo comprato il pane, sono andato a pranzare e dopo pranzo pure che non devo cagare mi chiudo in bagno a leggermi un libro. È l’unico posto dove i miei pensieri trovano rifugio. Seduto sulla tavolozza chiusa ho letto la prima pagina e ho guardato la radiosveglia che mio padre tiene in bagno. Le quattro cifre rosse nel display dicevano che erano le 14:02.
Sono scivolato dentro il libro e non ho più controllato l’orario.
Alle 16:24 l’avevo finito. Ero stato seduto, immobile per due ore e ventidue minuti. I piedi erano diventati gelatine inutili. Non riuscivo più a tenermi in piedi. Ero stato due ore e ventidue minuti in bagno e per fortuna mia madre e il resto della sacra famiglia sonnecchiavano. Pensa che avrebbero potuto pensare. Sicuro che o mi stavo suicidando o stavo cercando di superare il record mondiale di seghe casalinghe.
Enrico Brizzi mi aveva rapito e semplicemente dopo due ore e ventidue minuti aveva deciso di lasciarmi andare.
E tu sai benissimo perché è successo sto fenomeno paranormale.
Domenica ti dicevo (o volevo farti capire (non è facile parlare mentre tu guardi l’orologio alle 12.01 e dovevi essere già a casa da un minuto e ci sono 100 macchine davanti a FAGIOLINA)) che un libro ha significato e dà risposte se e solo se per un’inaspettata botta di culo viviamo una situazione molto simile a quella della trama. Quel cazzone di Brizzi ha scritto la mia vita!
L’apatia del liceo, le riunioni nel cesso, la musica come rimedio a una vita che così non và. Mi ha fatto ricordare tutto questo ma soprattutto la storia di Alex e Aidi sembrava la nostra storia.
Ci sono numerosissime pagine che sembravano scritte da qualcuno che ci spia di continuo, da un ipotetico Grande Fratello che vigila sempre e non interferisce mai. Ho avuto sta impressione soprattutto quando Aidi fa la barba ad Alex (vai a capire le impressioni!).
Diciamo che la penso esattamente come Alex e diciamo pure che tu non devi andare in America e diciamo anche che (squillo di tromba!) m’illudo, suppongo, immagino, penso, credo di amarti (prima di strappare questo foglio (dopo la tragica scomparsa della paperetta credo che tutto sia possibile), arriva sino alla fine).
Sempre per inteso che NON SO ASSOLUTAMENTE CHE CAZZO SIA L’AMORE ma so di sicuro che non è la tolleranza che dicevi tu. Te lo dirò anche prima che leggerai questo foglio ma volevo scrivertelo.
Che cos’hanno Alex e Aidi in più di noi? Loro si scrivevano. PERCHÉ IO NON POSSO SCRIVERTI? PERCHÉ NON POSSO SUBITO IMMORTALARE QUELLO CHE PENSO?


È la prima volta che qualcuno mi manifesta un suo PROBLEMA e non mi fa sentire un martire o un missionario. So quanto può essere odioso essere paragonate a una ex ma ti devo dire anche che anche Stefania s’era aperta. Parlava tranquillamente con me di suo padre ma quando la storia è finita non siamo riusciti a restare amici proprio perché s’era aperta e, pur non volendolo, mi faceva sentire un missionario. Mi faceva sentire responsabile, parte integrante degli effetti del suicidio del padre. Si vede che le nostre anime non erano in sintonia. Anche se so quello che so, io non mi sento un martire quando sto con te, lo faccio perché mi piace farlo e non ci sono motivi capaci di giustificare questo.

Credi nel destino?
Credi che tutto è già scritto o credi che siamo piume sballottate dal vento?

Tu tieniti i tuoi gnomi, le tue puffette, le tue lumache e le loro monete. Io mi tengo la scatola di cioccolatini di Forrest e aspetto di scartarne il prossimo. Aspetto di sapere che biglietto troverò.
Però una cosa la so già.


In uno di quei cioccolatini c’è scritto Lisa…

Vorrei non perderti mai, poterti scrivere quando sarai a Bologna, poterti vedere quando scendi qui, al Sud, per Natale, Pasqua, in estate. Ho bisogno che tu non esca del tutto dalla mia vita. HO bisogno di vederti poco così da non doverci preoccupare d’intavolare una storia. Voglio vederti, come una cura, per credere ancora che io e te siamo diversi, che il mondo può cambiare e non è ancora tutto marcio, che davvero ho la possibilità di scegliere… Ti voglio bene. Non posso immaginare che tu vada via dal mio cuore per sempre… voglio stare legata a te, per egoismo puro e assoluto voglio stare legata a te.
Vorrei che venissi adesso, vorrei consegnarti questi fogli, accompagnarti in aeroporto ed essere felice per te… scrivere il mio indirizzo sulla tua mano e dirti che mi mancherai. E per nulla al mondo desiderare che tu resti qui, per nulla al mondo. Stiamo bene lontani ma ho bisogno di sapere che ci sei, che mi pensi, che mi vuoi ancora bene. Anche se non sonno più al primo posto, non m’importa neanche il secondo o il 3°. . .
Pensami almeno per un momento
pensami almeno per un’ora…

Credo mi faccia male continuare a scriverti, ora che sei solo un fantasma, ma so che almeno una volta ancora tornerai…

1000 violini suonati dal vento
l’ultimo bacio mia dolce bambina
brucia sul viso come gocce di limone
l’eroico coraggio di un feroce addio
ma sono lacrime mentre piove piove
mentre piove…

Lisa, qui e ora


P.S. Ho bisogno di te… HO BISOGNO DI TE, TI CHIEDO AIUTO, perché qualsiasi cosa voglia dire, IO TI AMO e tutto questo non suona banale, URLA banale, ma che importa…


Lisa, sempre qui e sempre ora.


Advertisements

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...