il tempo delle ics

Mi hanno detto che fare una ics nei numeri del calendario "denota un pessimismo radicato". Sarò pure pessimista ma io ne faccio una piccola piccola col blu della punta scalpello-indelebile-scrivesututto del tratto MARKER. Lo faccio da quando avevo nove anni. Ho iniziato quindici giorni prima del mio decimo compleanno: me l’aveva consigliato mia madre, forse per tenere a freno la frenesia che m’aveva preso, bruciavo dalla voglia di avere un’età a due cifre, un’età da "grande". Sarei stato abbastanza grande da tenere anch’io il telecomando, bè, chiaro, se non c’era nessuno più grande di me nei paraggi del televisore del salotto.

Poi ho continuato con tutte quelle ics, così, per accorciare i giorni che mi separavano dalle vacanze sparpagliate negli otto mesi di scuola. E mia madre mi ha sempre detto che s’impara sempre qualcosa di nuovo ogni giorno: quindi quelle ics erano buone pure per tenere il conto di tutte le cose nuove che sapevo. Mi bastava sfogliare al contrario i fogli del calendario di Topolino e Pluto per contare quante cose nuove sapevo, ed erano tante… Di sicuro il concetto di TEMPO l’ho cominciato a capire proprio con le mie ics blu, di sicuro non mi prendevo un benino piccolo piccolo nella ricerca che la maestra m’aveva dato per le vacanze. Il titolo era chiaro: IL TEMPO. E io avevo passato tutte le vacanze a riempirmi gli occhi e la testa con i cartoni dell’Uomo Tigre e di He-man.

 Lo facevo per equilibrare tutte quelle sdolcinatezze (forse a quei tempi nemmeno la sapevo sta parola) che mi faceva obbligatoriamente assorbire mia sorella. A otto anni e mezzo sapevo tutto di Candy Candy e della casa di Pony, potevo ripetere a memoria il giorno di pioggia che Andrea e Giuliano incontrano Licia per caso e la mitologia non aveva segreti per merito di poro-poro-Pollon combinaguai… Ai tempi non pensavo che erano cartoni da "finocchi", il finocchio per me era solo quell’ortaggio che mia madre metteva nell’insalata e che serviva per non ruttare lo sfingione di Natale. Che finocchio voleva dire omosessuale l’ho capito solo a tredici anni in una PAUSA_CESSO, il Grande Francesco Paolo le chiamava così le ricreazioni. Le chiamava Così perché andava sempre a cacare all’intervallo e, dato che era già lì, si fumava o almeno provava a fumarsi le sigarette che rubava dal pacchetto di sua madre. Se ti comportavi bene e non facevi commenti sulle puzze di Francesco Paolo, potevi aspettare dietro la porta del cesso e il Grande in cambio di consistenti parti della tua merenda ti illustrava le meraviglie del SESSO. Sì, Francesco Paolo era un esperto, almeno in teoria. Aveva due sorelle adolescenti per casa, due casi clinici per i suoi attenti occhi e, ogni volta che andava a buttare l’immondizia, si teneva per sé le copie di Cioè e di Ragazze al Top che le sue sorelle avevano letto e riletto. Lui passava i pomeriggi a catalogare gli articoli tra una partita e l’altra di Super Mario, li raccoglieva in una carpetta dove aveva scritto Top Sicret, come aveva visto in qualche telefilm poliziesco e poi ci rivendeva quella sapienza per mezza ciambella Mister Day o per quattro Ringo al cioccolato (quelli alla vaniglia non gli piacevano).

Io ho una sorella, quindi avevo già capito tutta la trafila degli assorbenti e del nervosismo pre-mestruale. Certo, non capivo bene dove fosse l’uovo in tutto quel casino che faceva Simona in bagno. Ma era uno di quei dubbi che mi tenevo per me, penso che mio padre ne sapesse meno di me e non volevo farlo sentire impreparato, con mia madre mi vergognavo troppo… Avevo solo capito che le galline avevano tutti i giorni il loro ciclo. Io volevo solo vedere l’uovo di mia sorella, mica volevo una ferrari fuori serie o un calendario con le tette di fuori… ma pensavo solo che mia sorella era molto più grande di una gallina e che quindi il suo uovo poteva bastare per almeno quattro frittate… solo una sbirciata.

Francesco Paolo per mezza pizzetta e un succo di pera mi aveva detto tutto sugli "invertiti". Io c’ero rimasto un po’ perplesso e lui per farmi capire meglio il concetto aveva detto che dipendeva tutto da come si mescolavano l’uovo della femmina e lo SPERMA – lo diceva proprio così, tutto maiuscolo- del padre. Qualcosa andava storto nella "lambada orizzontale" – questa di scuro l’aveva presa da suo padre e gli piaceva sempre un sacco metterla nelle sue lezioni -, per sbaglio nasceva una femmina nel corpo di un maschio, gli mancava il concetto di lesbica… bè, si vede che Francesco Paolo non era poi così grande… Io ero ancora più perplesso, pensavo a quella povera femmina e all’unico posto possibile da dove poteva uscire il suo uovo in un corpo maschile… Mi diceva che avrebbe aggiunto altri particolari alla prossima PAUSA_CESSO e, dato che la sua risposta era incompleta, lui, salomonicamente, mi aveva ridato il cozzo mezzo mangiucchiato della pizzetta e il fondo del succo di pera: era grande e giusto Francesco Paolo. Mi aveva salutato aggiungendo qualcosa mentre pisciavamo negli orinatoi a parete – erano accanto ma tutte e due guardavamo in alto, mica eravamo due di "quelli" -, aveva aggiunto che "loro" si riconoscono" facilmente dai loro gusti televisivi: "loro" preferivano quelle cose smielate come Kiss me Licia, Lady Oscar, Heidi… Cavolo, c’ero rimasto male, molto male. Non l’avrei detto manco se mi strappavano tutt’e dieci le dita delle mani con una tenaglia arrugginita e rovente, ma a me quelle storie mi sembravano belle, più reali dell’Uomo Tigre e di He-man. Dico: nessuno che si accorgeva che quando spariva Naoto c’era Tigre e viceversa? Nessuno vedeva che He-man era il Principe Adam in mutande con i pettorali lucidi di auto-abbronzante?

Mi sono lasciato un po’ prendere la mano, ritorniamo a quella famosa ricerca…
Avevo visto cartoni sino al giorno prima dell’ultimo giorno di vacanza e come sempre l’ultimo giorno io e mia sorella avremmo passato la notte per fare tutti i compiti del diario. Io avevo solo una decina di problemi sull’area del pentagono e dell’esagono e quella ricerca sul Tempo. Mia madre aveva già preso il sesto volume dell’enciclopedia dalla copertina verde carciofo: dalla esse alla Zeta più le tavole a colori. S’era letta tutta la definizione di Tempo e poi, come sa fare solo lei, aveva messo due ics rosse all’inizio e alla fine di quello che io dovevo copiare in calligrafia sul mio quadernone dei Puffi.
Avevo scritto in alto IL TEMPO e poi avevo iniziato. Mia madre aveva interpretato quella ricerca come Tempo-da-orologio e aveva sintetizzato tutti i progressi dell’uomo: dall’ombra del primo bastoncino di legno conficcato nella sabbia all’orologio atomico che spaccava il milionesimo di nanosecondo. Dopo che avevo finito avevo sei facciate piene piene e un dolore alla mano destra dove poi mi sarebbero spuntati due bei calletti.

Arrivo l’indomani a scuola, pettinato e in perfetto ordine. La Maestra passa tra i banchi e ci da un bacetto lieve lieve sulla guancia, uno per uno. Legge i quadernoni con la sua matita bicolore tra le dita. È il mio turno, già penso al Bravissimo bello grande che mi riempirà almeno mezza pagina… Lei legge forse appena tredici o quattordici righe e gira la matita dalla parte cattiva del blu, con me non l’aveva mai fatto. Penso che ci sarà una doppia sbagliata o una divisione in sillabe errata, no. Lei fa una ics gigantesca in tutti e sei i fogli, sei croci sempre piùblu e mi guarda scontentissima, manco le avessi chiesto del suo uovo o se mi avesse beccato mentre le sbirciavo le gambe sotto la cattedra. Mi dice che sono andato TOTALMENTE FUORI-TRACCIA, lei con il TEMPO intendeva il TEMPO-da-calendario, dalla riforma di Cesare all’anno bisestile.
Il Tempo mi aveva fregato: per la prima volta avevo portato a casa un benino piccolo piccolo e solo perché ero io, ad un altro la Maestra avrebbe messo uno Scarso gigantesco.

Da allora ho capito che potevo pure fare un miliardo di ics nel calendario ma, alla fine, il Tempo vince sempre. E il "pessimismo radicato" non c’entra proprio un cavolo!
buona lettura e buona domenica Tonino

 

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